MTM n°10
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 3 - Numero 6 - nov/dic 2004
Ricerca scientifica - La gnatologia
 



Dott. Brenno Dal Pont
Dott. Brenno Dal Pont
Medico chirurgo
specialista
in Odontostomatologia
Presidente
dell’Associazione
Italiana di Gnatologia Aig



Anno 3 - Numero 6
nov/dic 2004

La cura dell’apparato stomatognatico comprende tre strutture: denti
[con il loro supporto parodontale], articolazione temporo-mandibolare e sistema neuromuscolare

Importante è la visione
multidisciplinare del paziente,
che porterà al coinvolgimento
di fisiatri, neurologi, psichiatri,
oculisti, logopedisti

 



La gnatologia
Disturbi cranio-cervico-mandibolari
del Dott. Brenno Dal Pont

Abstract
Attraverso la conoscenza dell’anatomia e fisiopatologia del Sistema Stomatognatico, è possibile riconoscerne le disfunzioni e la sintomatologia ad esse riconducibili, per poter attuare una terapia causale. Sebbene non esista evidenza scientifica del coinvolgimento dell’occlusione in queste problematiche, gran parte delle terapie si basano sull’applicazione di placche o splints e sul ripristino di corretti rapporti occlusali, con controllo a lungo termine della stabilità. La prevenzione si attua altresì vigilando sul corretto sviluppo armonico e simmetrico delle strutture, durante la crescita.

Fig.1
Una fase della Analisi
Funzionale Clinica:
palpazione del
m. pterigoideo mediale

Oggi si fa un gran parlare di disturbi cranio-cervico-mandibolari [Dccm] e della loro terapia, soprattutto mediante l’applicazione di placche, bite o splint.
L’interesse che suscita è legato sia ad una maggior diffusione per aumento delle condizioni scatenanti, sia ad una migliore conoscenza al di fuori della specialità.
La sintomatologia del distretto oro-cranio-facciale è assai complessa e delicata, perché coinvolge organi ed apparati importanti, anche a distanza. Di qui la necessità di inquadrare in modo sistematico la patologia.
Innanzi tutto ci troviamo nell’ambito della gnatologia, disciplina che si occupa dell’anatomia, della fisiologia, della patologia e della cura dell’apparato stomatognatico [Asg] e dei rapporti vitali con gli organi del resto del corpo [ da McCollum 1936].
L’Asg comprende tre strutture: denti [con il loro supporto parodontale], articolazione temporo-mandibolare e sistema neuromuscolare.
Queste strutture interagiscono per produrre importanti funzioni come: masticazione, fonazione, respirazione, postura, estetica e scarico dello stress.
Per la qualità e la quantità delle funzioni correlate, l’apparato stomatognatico può essere considerato di primaria importanza in un’eventuale scala gerarchica tra gli organi del corpo umano.
Il livello di ogni funzione è variabile individualmente e, nello stesso individuo, può variare in modo considerevole nel tempo, anche in dipendenza da condizionamenti ambientali. Quando una funzione diventa insufficiente, si parla di disfunzione. Quando la disfunzione viene percepita soggettivamente, cioè diviene causa di disconfort per il paziente, allora si parla di sintomi o disturbi cranio-cervico-mandibolari [Dccm].

Spesso il paziente si presenta all’osservazione già con sintomi conclamati locali [dolori nel distretto orofacciale, blocchi parziali dell’Atm, ecc] piuttosto che con disturbi a distanza [dolori nel cingolo scapolo omerale e disturbi posturali].
Attraverso un protocollo relativamente semplice è possibile, anche per il non specialista, attuare uno screening per individuare le patologie che coinvolgono il sistema stomatognatico.
Presso il sito dell’Associazione Italiana di Gnatologia [www.aignatologia.it] è possibile scaricare il file .pdf relativo alla cartella clinica proposta dall’associazione come guida.
Lo scopo è quello di valutare il livello delle varie funzioni [Indice Occlusale]. Una volta individuata una disfunzione, sarà possibile risalire alla struttura compromessa e intraprendere così una terapia causale.
Dopo una prima valutazione anamnestica con analisi dei sintomi, si passa all’esame clinico, con il quale si valuta la funzionalità dell’apparato nello specifico.

Fig.2
Modelli in articolatore per la valutazione del caso e la preparazione della placca
Fig.3
Placca di 1 tipo [Slavicek]
Fig.4
Minimo impatto estetico delle placche mandibolari

L’esame clinico [Analisi Funzionale Clinica Afc] comprende un esame ortopedico dell’Atm, la valutazione della presenza di rotazione mandibolare, motilità, mobilità e auscultazione dei rumori articolari, l’analisi muscolare comparativa [fig. 1], il rilievo dei segni dentali e parodontali tipici [usure, recessioni gengivali…].
Successivamente si passa all’esecuzione della documentazione minima [modelli delle arcate montati in articolatore [fig. 2], Rx Opt, Rx Tll], sino ad arrivare all’analisi computerizzata dei movimenti articolari [axiografia] o Tac e Rmn per casi più complessi.
Importante è la visione multidisciplinare del paziente, che porta al coinvolgimento di fisiatri, neurologi, psichiatri, oculisti, logopedisti.
Anche la terapia, seppur prevalentemente odontoiatrica, può avvalersi dell’intervento di questi specialisti.
Lo gnatologo utilizza prevalentemente due armi terapeutiche: una volta ad eliminare o ridurre al minimo il dolore attraverso farmaci e splint occlusali [placche] [fig. 3], di carattere transitorio, l’altra, a lungo termine, nel ripristino delle strutture lese o carenti dell’Asg, agendo con estrema cura sul supporto dentale occlusale e sfruttando i meccanismi di compenso del sistema.
Le placche possono essere applicate sia sull’arcata superiore che sull’inferiore, ed agiscono in egual modo, per quanto quelle inferiori [fig. 4] abbiano alcuni vantaggi: non alterano lo spazio a disposizione della lingua, e quindi non disturbano la deglutizione e il linguaggio, consentono un miglior controllo propriocettivo e interferiscono minimamente con l’estetica. Comune a tutte le placche è l’effetto “deprogrammativo” iniziale, a cui segue una ri-programmazione, con risultati differenti, a seconda del tipo di apparecchiatura. Solo la precisa conoscenza dei meccanismi d’azione, consente di evitare possibili effetti negativi delle placche.
Le classiche terapie definitive saranno di riabilitazione occlusale protesica, di ortodonzia e di supporto [fisiatria, psicoterapia, ecc]
Tenuto conto delle cause, fondamentale appare l’aspetto preventivo: particolare attenzione va posta nel seguire lo sviluppo delle strutture oro facciali nel periodo della prima dentizione, onde evitare l’instaurarsi di pericolose asimmetrie durante la crescita [morsi crociati, etc.].
Sicuramente un’occlusione equilibrata ed armonica, il mantenimento di una buona funzione e il favorire i meccanismi di compenso dell’Asg, riducono il rischio di sviluppare la patologia. Ancor più forte deve passare il messaggio ai nostri pazienti che, sebbene l’Asg tra le sue funzioni annoveri anche quella di metabolizzazione dello stress [bruxismo, parafunzioni, etc.], la presenza di stress aumenta considerevolmente il rischio di Dccm.
Altra particolare attenzione deve essere posta ad evitare la cronicizzazione delle sintomatologie dolorose, che, a lungo andare [6 mesi], tendono ad acquisire una componente psichica prevalente ed automantenentesi.
Importante quindi la conoscenza di queste forme patologiche, non solo da parte dei dentisti generici, ma anche dei medici di base, che, in caso di sospetto di Dccm possono inviare il paziente allo specialista di competenza.