MTM n°11
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 4 - Numero 1 - gen/apr 2005
Attualità - ricerca scientifica
 


Alessandra Malito
Alessandra Malito

Anno 4 - Numero 1
gen/apr 2005


 



Studio ISS: virus HIV mai così forte
Immuni il 10% degli europei grazie ad un gene modificato da trecento anni di epidemie
di Alessandra Malito

Gli ultimi dati resi noti dalla Commissione nazionale per lotta contro l’Aids dell’Istituto superiore di Sanità parlano chiaro, l’Hiv è tutt’altro che affievolita. A cambiare sono solo le vie del contagio: in aumento quella per via sessuale, in diminuzione, invece, quelle dovute a tossicodipendenza e trasfusioni. Aumentano pure gli immigrati che contraggano la malattia. A rischio è tutta la popolazione sessualmente attiva, poco consapevole del pericolo che deriva da rapporti occasionali e non protetti. Per di più, la metà dei malati di Aids non sa di essere sieropositiva e continua, inconsapevole, a diffondere il virus. Nel primo semestre 2004 sono stati diagnosticati 848 nuovi casi, mentre i decessi sono stati 321. Tra le regioni più colpite Lombardia, Lazio, Liguria ed Emilia Romagna. L’età media della popolazione affetta da Aids si è innalzata passando dai 29 anni per gli uomini e 24 per le donne nel 1985, a 41 anni per gli uomini e 38 per le donne nel 2004. Notizie più confortanti giungono invece dal fronte della ricerca immunologia. È nota da un pò di tempo l’esistenza di una piccola fetta di popolazione, localizzata tra Scandinavia e Russia, totalmente immune al virus grazie ad una mutazione genetica [Ccr5-32] che rende impossibile la penetrazione nelle cellule. Nessuno però aveva capito in che modo questa mutazione avesse avuto origine. Ora la risposta è arrivata da due biologi dell’Università di Liverpool, Christopher Duncan e Susan Scott in uno studio pubblicato dal Journal of Medical Genetics. A causare la mutazione del gene sarebbero state le terribili epidemie che sconvolsero l’Europa tra il 1347 e il 1660. I due ricercatori hanno dimostrato che la terribile malattia che colpì gli europei per oltre 300 anni era in realtà una febbre emorragica [Ebola, febbre gialla e dengue] che non lasciava scampo, pari al 100% di mortalità. Quella febbre emorragica usava, come porta d’ingresso nel nostro sistema immunitario, lo stesso gene [Ccr5] utilizzato dal virus Hiv e presente nella popolazione europea immune [circa il 10%]. Con una simulazione a computer hanno osservato che la malattia ha provocato una fortissima selezione naturale: mentre ai tempi della “morte nera” solo un europeo su 20.000 era portatore del gene modificato, alla sua fine la frequenza era di uno su 10. «Le epidemie emorragiche non sono scomparse dopo la peste di Londra del 1665-1666 ma sono continuate in Svezia, Danimarca, Russia, Polonia e Ungheria fino al 1800. Questa presenza delle febbri emorragiche ha continuato la sua pressione selettiva in quelle zone, che ora sono quelle dove la mutazione Ccr5-³32 è più diffusa», conclude lo studio di Duncan.
[Fonte: http://jmg.bmjjournals.com/cgi/content/abstract/42/3/205]


MetS, l’epidemia silenziosa della sindrome metabolica
Gli esperti la considerano la nuova epidemia di questo secolo, un’epidemia silenziosa dei paesi del benessere di cui ancora pochi sembrano esserne consapevoli, ma la sindrome metabolica [MetS] è una malattia comune, sottovalutata tra gli anziani di entrambi i sessi e grave, in quanto potenziale causa di morte per ictus e infarto. La conferma viene dallo studio italiano Ilsa [Italian Longitudinal Study on Aging] del Consiglio nazionale delle ricerche, condotto su un campione di 5.632 individui di età compresa tra i 65 e gli 84 anni, seguiti per 4 anni e scelti a caso tra la popolazione di otto Comuni italiani. L’indagine rileva che la prevalenza di MetS è alta in generale nella popolazione invecchiata [31% nei maschi e 59% nelle femmine] e raggiunge tassi estremamente alti fra gli individui con il diabete [65% nei maschi e 82% nelle donne]. La differenza tra sessi è determinata soprattutto da due componenti presenti nelle donne: obesità viscerale [75.2% contro 29.5%] e colesterolo HDL basso [56,5% contro 22,8%]. Le combinazioni più frequenti in uomini non diabetici sono l’obesità addominale, trigliceridi elevati e ipertensione, presente nel 21% degli individui, in uomini diabetici la stessa combinazione, più la iperglicemia, è presente nel 18%. Fra le donne non diabetiche la combinazione più frequente è l’obesità addominale, colesterolo basso HDL ed ipertensione, presente nel 32% di loro, mentre fra le donne diabetiche la combinazione più frequente è quella di tutte cinque le componenti, presente nel 36%. Nell’arco dei quattro anni, gli uomini non diabetici con la sindrome metabolica hanno avuto un rischio di mortalità per malattie cardiovascolari 3,35 volte maggiore rispetto a quelli senza la sindrome metabolica, mentre nessuna differenza significativa è stata trovata nelle donne. In entrambi i sessi, però, il rischio di sviluppare diabete in questo arco di tempo è aumentato di 4 volte nei maschi e di 10 volte nelle femmine. Se oggi la sindrome metabolica colpisce un numero estremamente elevato di individui, come dimostrano i dati, ancora più nero è il futuro. Lo stile di vita dei soggetti più giovani non fa prevedere una inversione del trend negli anni futuri, al contrario diabete e obesità saranno i killer più spietati dei prossimi anni.
[Fonte CNR]