MTM n°12
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 4 - Numero 2 - mag/ago 2005
Medicina e morale - Commenti
 


Don Primo Martinuzzi
Don Primo Martinuzzi


Anno 4 - Numero 2
mag/ago 2005

Tutte le dimensioni della persona,
sia corporea,
che spirituale
e morale
vanno promosse
in armonia

 

La salute non è un bene assoluto. Non lo è quando viene intesa come semplice benessere fisico mitizzato fino a trascurare beni superiori


 

Qualità della vita e etica della salute
La lettera di Giovanni Paolo II al presidente della Pontificia Accademia della vita
di Don Primo Martinuzzi

Mentre seguiamo i primi passi del nuovo Pontefice Benedetto Xvi, che certamente ci sorprenderà con i suoi insegnamenti sul tema della vita e della cura a sollievo della sofferenza, ovviamente sempre nella linea del suo predecessore, vogliamo ancora meditare su un intervento del grande Papa Giovanni Paolo II. Si tratta di un brano inviato al Presidente della Pontificia Accademia della Vita, in occasione del Congresso sul tema: Qualità della vita ed etica della salute tenutosi in Vaticano dal 21 al 23 febbraio scorsi, a proposito dei gravi e sempre più numerosi problemi legati alla difesa della vita e della dignità della persona umana.
Nell’Enciclica Evangelium Vitae, a proposito della ricerca sempre più ansiosa della "qualità di vita" che caratterizza specialmente le società sviluppate, rilevavo: «La cosiddetta qualità della vita è interpretata in modo prevalente o esclusivo come efficienza economica, consumismo disordinato, bellezza e godibilità della vita fisica, trascurando le dimensioni più profonde relazionali, spirituali e religiose della esistenza» [n. 23]. È su queste dimensioni più profonde che va portata l’attenzione alla ricerca di un’adeguata chiarificazione. [omissis]. Questo livello di dignità e di qualità appartiene all’ordine ontologico ed è costitutivo dell’essere umano, permane in ogni momento della vita, dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale, e si attua in pienezza nella dimensione della vita eterna. L’uomo va dunque riconosciuto e rispettato in qualsiasi condizione di salute, di infermità o di disabilità. Coerentemente a questo primo ed essenziale livello, in modo complementare, va riconosciuto e promosso un secondo livello di qualità della vita: a partire dal riconoscimento del diritto alla vita e della dignità peculiare di ogni persona, la società deve promuovere, in collaborazione con la famiglia e gli altri organismi intermedi, le condizioni concrete per sviluppare armoniosamente la personalità di ognuno, secondo le sue capacità naturali.
Tutte le dimensioni della persona -la dimensione corporea, quella psicologica, quella spirituale e quella morale - vanno promosse in armonia. Ciò suppone la presenza di condizioni sociali e ambientali atte a favorire tale armonico sviluppo. Il contesto socio-ambientale, dunque, caratterizza questo secondo livello di qualità della vita umana, che dev’essere riconosciuto a tutti gli uomini, anche a quelli che vivono in Paesi in via di sviluppo. Uguale è infatti la dignità degli esseri umani, a qualunque società appartengano. Tuttavia, ai nostri giorni il significato che l’espressione “qualità di vita” sta progressivamente assumendo si allontana spesso da questa basilare interpretazione, fondata su una retta antropologia filosofica e teologica. Infatti, sotto la spinta della società del benessere, si sta favorendo una nozione di qualità di vita che è, al tempo stesso, riduttiva e selettiva: essa consisterebbe nella capacità di godere e di sperimentare piacere, o anche nella capacità di autocoscienza e di partecipazione alla vita sociale. In conseguenza, è negata ogni qualità di vita agli esseri umani non ancora o non più capaci di intendere e di volere, oppure a coloro che non sono più in grado di godere la vita come sensazione e relazione. Una deviazione analoga ha subito anche il concetto di salute. Non è certamente facile definire in termini logici e precisi un concetto complesso e antropologicamente ricco come quello di salute. Ma è certo che con questo termine ci si intende riferire a tutte le dimensioni della persona, nella loro armonica e reciproca unità: la dimensione corporea, quella psicologica e quella spirituale e morale. Quest’ultima dimensione, quella morale, non può essere trascurata. Ogni persona ha una responsabilità sulla salute propria e su quella di chi non ha raggiunto la maturità o non ha più la capacità di gestire se stesso. Anzi, la persona è chiamata anche a trattare con responsabilità l’ambiente, in maniera tale che esso sia “salutare”.
Di quante malattie i singoli sono spesso responsabili per se e per gli altri! Pensiamo alla diffusione dell’alcolismo, della tossico-dipendenza e dell’Aids. Quanta energia di vita e quante vite di giovani potrebbero essere risparmiate e mantenute in salute se la responsabilità morale di ciascuno sapesse promuovere di più la prevenzione e la conservazione di quel prezioso bene che è la salute!
Certo, la salute non è un bene assoluto. Non lo è soprattutto quando viene intesa come semplice benessere fisico, mitizzato fino a coartare o trascurare beni superiori, sostenendo ragioni di salute persino nel rifiuto della vita nascente: è quanto avviene con la cosiddetta “salute riproduttiva”. Come non riconoscere in ciò una concezione riduttiva e deviata della salute?
Rettamente intesa, essa rimane comunque uno dei beni più importanti verso i quali abbiamo una precisa responsabilità, al punto che essa può essere sacrificata soltanto per il raggiungimento di beni superiori, come talvolta è richiesto nel servizio verso Dio, verso la famiglia, verso il prossimo e verso la società intera. La salute va dunque custodita e curata come equilibrio fisico-psichico e spirituale dell’essere umano. È una grave responsabilità etica e sociale lo sperpero della salute in conseguenza di disordini di vario genere, per lo più connessi con il degrado morale della persona.
La rilevanza etica del bene della salute è tale da motivare un forte impegno di tutela e di cura da parte della stessa società. È un dovere di solidarietà che non esclude nessuno, neppure coloro che fossero causa essi stessi della perdita della propria salute. Tutte le forze della scienza e della sapienza devono essere mobilitate a servizio del bene vero della persona e della società in ogni parte del mondo, alla luce di quel criterio di fondo che è la dignità della persona, nella quale è impressa l’immagine stessa di Dio. [omissis]». Carissimi, sono veramente felice di rileggere con voi queste illuminate parole del Santo Padre che completano la nostra formazione professionale e ci permettono di amare ancora di più il grande dono che Dio ci ha fatto della nostra vita e di quella dei nostri assistiti. La loro vita ci viene affidata prima ancora che da essi, da Dio stesso, per questo nostro prezioso servizio alla persona e alla società, a Gesù stesso che ogni giorno ci ripete: «Ero malato e mi avete visitato»; «Qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me!».


«La pace è un bene indivisibile»
«La pace è un bene indivisibile: occorre affrontare con decisione i flagelli che tormentano milioni di esseri umani nel mondo». Così il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, salutava lo scorso settembre l’avvio della Marcia della Pace Perugia-Assisi, che ha visto la partecipazione più di 200mila persone, tutte unite contro la guerra. «La nuova edizione in occasione del vertice Onu di settembre, a cinque anni dalla Dichiarazione del millennio, rappresenta un momento di incontro progettuale per rilanciare l’impegno in favore dei valori di libertà, di giustizia e di solidarietà». Per il capo dello Stato «le società più avanzate devono utilizzare le grandi risorse di cui dispongono e le nuove tecnologie per promuovere il progresso comune».