MTM n°12
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 4 - Numero 2 - mag/ago 2005
Ricerca scientifica - Attualità
 


Nicoletta Alborino
Nicoletta Alborino

Anno 4 - Numero 2
mag/ago 2005

 

I risultati dell’esperimento non solo forniranno informazioni sull’evoluzione della fotosintesi ma saranno anche lo spunto per la realizzazione
di tecnologie innovative per applicazioni a terra in campo agroalimentare-ambientale e nella radiobiologia al servizio della salute pubblica



Coltivare vegetali nello spazio per creare aria e cibo
Portato a termine nello spazio l’esperimento italiano Photo per studiare microorganismi ossigenanti che potranno fornire riserve alimentari e atmosfera respirabile
di Nicoletta Alborino

1] Il team in missione in Russia: Maria Teresa Giardi-Cnr, Fabio Turchet-Carso,
Pietro Baglioni-Esa. Alle loro spalle il satellite Foton contenente il sensore Photo II

2] Foton contenente l’esperimento Photo II

3] Il satellite Soyuz mentre viene posizionato in verticale sulla rampa di lancio. Al suo interno il satellite Foton

Realizzato a bordo della navicella spaziale russa Biopan-Foton, l’esperimento Photo punta a far sopravvivere in ambiente spaziale microorganismi capaci di sviluppare ossigeno, per mantenere in primo luogo l’atmosfera respirabile nelle missioni di lunga durata e creare riserve di cibo. Il gruppo italiano, formato da fisici, biologi e ingegneri e coordinato da Maria Teresa Giardi dell’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche, aveva già messo a punto un sistema formato da due strumenti indipendenti, andati distrutti nel 2002 a causa di un difetto del razzo Soyuz. Nella nuova missione sul satellite è stato agganciato uno speciale contenitore di forma circolare, chiamato Biopan, che si è aperto in orbita, esponendo direttamente ai raggi cosmici i biomateriali in esso alloggiati: alghe geneticamente modificate.
«L’esperimento che si è da poco concluso -spiega Giardi- è molto più complesso di quelli realizzati in precedenza, che consistevano semplicemente nell’inviare organismi biologici nello spazio per analizzare, a volo compiuto, la loro performance. Quello mandato ora in orbita, invece, è composto da sensori sofisticati, come il biosensore ottico Photo II [realizzato in collaborazione con il centro di ottica spaziale di Trieste] che, rivelando la fluorescenza della clorofilla, consente di registrare in tempo reale la reazione dei microorganismi fotosintetici esposti alle radiazioni cosmiche». Il team Cnr ha osservato che le radiazioni, in grado di provocare danni agli esseri umani e modificare la fisiologia degli organismi biologici più semplici, in opportune condizioni di luce possono stimolare la fotosintesi e la sintesi di composti con attività antiossidante.
«L’originalità dello studio -conclude la ricercatrice del Cnr- è che prospetta l’utilizzo di microrganismi in ambiente spaziale sia per la loro capacità di sviluppare ossigeno e di mantenere tramite il Fotosistema II, [il complesso biologico che attua la fotosintesi] un’atmosfera respirabile per gli astronauti, sia perché possono costituire biomassa e offrire quindi risorse nutrizionali con attività nutraceutica, cioè protettiva antiossidante ed anti-aging. Vogliamo insomma analizzare la possibilità di far crescere organismi vegetali nello spazio, conoscenza particolarmente promettente in un futuro in cui dovesse rendersi necessario lo sfruttamento di risorse ancora inesplorate».
Una volta confermati, i risultati dell’esperimento non solo forniranno importanti informazioni sull’evoluzione della fotosintesi per applicazioni spaziali ma saranno anche lo spunto per la realizzazione di tecnologie innovative per applicazioni a terra in campo agroalimentare-ambientale e nella radiobiologia al servizio della salute pubblica.