MTM n°12
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 4 - Numero 2 - mag/ago 2005
Ricerca scientifica - Attualità
 




Anno 4 - Numero 2
mag/ago 2005



Guida alla terapia anticoaugulante
Per alcuni pazienti è importante diminuire il rischio tromboembolico

La terapia anticoagulante orale [Tao] costituisce un trattamento di grande e crescente importanza per la cura e la prevenzione delle malattie tromboemboliche e della patologia vascolare in genere. In alcune condizioni il rischio di formazione dei trombi è particolarmente alto per cui il trattamento antiaggregante non è sufficiente a ridurre il rischio adeguatamente e occorrono dei farmaci più potenti: gli anticoagulanti orali. Le proprietà degli anticoagulanti di certi estratti di fegato sono state scoperte nel 1916. Fu uno studente di medicina che riuscì ad estrarre l’eparina e a sperimentarla sul cane. Successivamente nell’ambito di una ricerca sulle cause di una malattia del bestiame che provocava emorragie, chiamata “sweet lover disease”, sono stati identificati gli anticoagulanti orali. La causa era da attribuire ad un composto identico ad un’altra sostanza prodotta artificialmente, denominata “dicumarolo”, precursore degli attuali anticoagulanti.
I farmaci anticoagulanti orali attualmente disponibili in Italia sono il Coumadin 5 mg [warfarin] ed il Sintrom 4 mg ed 1 mg [ace-nocumarolo]. Essi contrastano l’azione della vitamina K, una vitamina fondamentale per la produzione di molti fattori della coagulazione. Gli anticoagulanti riducono la capacità del sangue di coagulare. Deve pertanto essere assunta una quantità di farmaco sufficiente per rendere il sangue più fluido ma nello stesso tempo non eccessiva da comportare rischi di emorragie.


PrincipaliI indicazioni al trattamento Tao

Portatori di Protesi Valvolari Biologiche
Nei pazienti a ritmo sinusale il trattamento è per i primi tre mesi. [INR 2-3]. Se è presente una fibrillazione atriale l’anticoagulante va mantenuto.
Portatori di Protesi Valvolari Meccaniche
In questi pazienti il rischio di embolia perdura per tutta la vita, per cui il trattamento deve essere proseguito per sempre [INR tra 3 e 4,5].
Fibrillazione Atriale
Molti soggetti necessitano di un trattamento per prevenire la formazione di trombi all’interno delle cavità atriali
[INR tra 2 e 3].
Trombosi Venosa Profonda
In questi casi dopo un trattamento iniziale con un farmaco anticoagulante per via sottocutanea [eparina] viene somministrato l’anticoagulante orale che viene mantenuto per alcuni soggetti per soli tre mesi, in altri per tutta la vita.
Ictus
I pazienti con ictus tromboembolico e con lesione piccola o moderata, nei quali una TAC eseguita ad almeno 48 ore dall’insorgenza dei sintomi esclude una emorragia intracranica, devono essere trattati con eparina seguita dalla TAO [INR 2-3].
Cardiomiopatia Dilatativa
Il trattamento deve essere indirizzato ai pazienti con elevato rischio emboligeno.
Infarto Miocardio Acuto
I pazienti che hanno un aumentato rischio tromboembolico dovrebbero ricevere terapia anticoagulante con eparina seguita dalla TAO [INR 2-3] per almeno tre mesi, con prosecuzione sine-die nella fibrillazione atriale cronica.


INR
Il test di laboratorio che misura il livello della coagulazione del sangue si chiama “tempo di protrombina” [PT]. Per le persone in trattamento TAO il PT viene espresso in INR [Rapporto Internazionale Normalizzato] che permette una espressione uniforme dei risultati indipendentemente dal tipo di reagente usato in laboratorio. In questo modo i valori di INR determinati in diversi laboratori sono paragonabili tra di loro. Questo consente al paziente di poter controllare il proprio trattamento anticoagulante anche se si trova lontano dal Centro di Sorveglianza. L’INR esprime il rapporto tra il tempo di coagulazione di un soggetto in terapia ed un PT di controllo. Per fare un esempio, una persona con INR pari a 2 ha un tempo di coagulazione doppio rispetto alla norma. Valori maggiori indicano che il sangue è sempre meno coagulato.


Quando è controindicata la tao
Gli anticoagulanti orali non devono essere assolutamente somministrati in gravidanza per le note malformazioni fetali che possono indurre se assunti nei primi tre mesi e il rischio emorragico nel neonato [perché il farmaco attraversa la placenta] se assunto nelle ultime settimane. Inoltre nelle recenti emorragie maggiori specie se a rischio vitale tali farmaci sono pericolosi. Vi sono altre condizioni in cui il trattamento deve essere valutato ad personam.