MTM n°12
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 4 - Numero 2 - mag/ago 2005
Sociale - Diversamente abili
 



Vito Scalisi


Anno 4 - Numero 2
mag/ago 2005


Il ricercatore Andrew Duchowski:
«Non saremo più noi a dover prestare attenzione ai nostri
apparecchi elettronici.
Saranno questi -una volta che avremo loro donato la vista-
a doversi preoccupare di capirci»



 


Accenditi PC! Un computer al servizio del nostro cervello
di Vito Scalisi




Lo studio condotto a Roma è un metodo di trasmissione senza mouse del pensiero sullo schermo. Intanto a Milano si sperimenta l’eye tracking per comandare i personal computer con la voce o il solo movimento dello sguardo






Il media è il messaggio» diceva il sociologo canadese Marshall McLuhan, ma anche: «I media sono estensioni del nostro corpo». Il padre del villaggio globale, il primo vero studioso dei new media, aveva visto già negli anni ‘50 in questi affascinanti strumenti dell’era elettrica, quando ancora i Pc si presentavano con hardware rudimentali, vere e proprie “amputazioni” del nostro corpo. L’estensione sarebbe così un meccanismo naturale di autoconservazione messo in atto dal nostro cervello per salvaguardare la propria struttura: dalla ruota, estensione del nostro piede, all’elettricità, risultato di una ampliamento del nostro sistema nervoso, sino ai telefoni, appartenenti alla classe delle orecchie, e infine ai Personal Computer considerati come reali amputazioni del nostro cervello.
L’eccezionale esperimento condotto solo qualche mese fa da un team di esperti della Fondazione Santa Lucia, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, e diretti da Maria Grazie Marciani, responsabile del Dipartimento di Neuroscienze di Tor Vergata, rappresenta il passo più in avanti compiuto dall’uomo nel campo del Brain-Computer Interfaces [Bci], segnando cinquanta anni dopo un ulteriore punto a favore delle intuizioni del sociologo canadese. Si tratta cioè di interfacce in grado di registrare segnali elettrici del cervello, di convogliarli all’esterno e trasformarli in comandi che il computer interpreta ed utilizza per produrre output di vari tipi, anche fisici. L’aspetto rivoluzionario di questi dispositivi sta nel fatto che non utilizzano nessun movimento muscolare, ma solamente il “pensiero”. Alla base c’è una scoperta chiave, resa possibile dalla risonanza magnetica: l’area del cervello deputata al movimento, la corteccia motoria, si eccita non solo quando muoviamo una mano ma anche se pensiamo di muoverla. Gli elettrodi di superficie non invasivi collocati nella cuffia dell’elettroencefalogramma rilevano l’accresciuta attività cerebrale, e il computer, al quale i dati sono trasmessi per mezzo di fili o con un sistema wireless, la riconosce, la interpreta come intenzione di muovere l’arto, e la trasforma in comando. Le implicazione sono tante, e le più visibili riguardano il campo della diversa abilità. «Con le nuove tecnologie si produrranno elettrodi sempre più piccoli. Non sarà più necessaria neanche la cuffia. I microelettrodi potranno essere collocati fra i capelli. Con il pensiero ci si potrà collegare direttamente ai cellulari», spiega Fabio Babiloni, docente di Fisiologia alla Sapienza, consulente del progetto. Per questo avanzato livello di Bci, tre sono le funzioni da esercitare con le onde elettriche del cervello: spostare il cursore a destra, a sinistra e cliccare sul tasto o sull’icona prescelta. La prima applicazione sarà il progetto Aspice: che permetterà ad un paziente costretto a letto di inviare comandi al computer per controllare dispositivi e per applicazioni di domotica, come aprire la porta di casa, accendere la tv o il riscaldamento.
Ma le novità non finiscono qua. Un gruppo di ricercatori italiani della Sr. Labs, una società di Milano, guidato da Francesco Maringelli, amministratore delegato della società, ha infatti sviluppato la prima interfaccia multimodale integrata sguardo-voce che, combinando un eye-tracker, il “tracciamento oculare”, con un sistema di “voice recognition”, consente di muovere cursori ed avviare applicazioni senza l’uso delle mani. L’uomo punta con lo sguardo una piccola immagine fra quelle presentate dal display e pronuncia un ordine. Immediatamente l’immagine avvistata con lo sguardo esegue il comando. La prima applicazione di questo tipo sviluppata dall’azienda italiana in collaborazione con Fimi [società del gruppo Philips] è stata I-Med, una consolle medicale per la diagnostica di immagini [radiografiche o acquisite con altre modalità quali ecografia, endoscopia, Tac e risonanza magnetica] controllabili mediante sguardo e voce. «Presenteremo il prototipo definitivo a novembre a Chicago, alla più importante rassegna internazionale di radiologia», dice Maringelli, «e per quella data I-Med sarà già dotata anche di un sistema speech to text [un sistema di dettatura che trasforma le parole in testo scritto] di altissima precisione». «Quello che l’applicazione avanzata di queste tecnologie consentirà è un vero e proprio cambio di paradigma», nota Andrew Duchowski, professore di computer science e ricercatore specializzato in eye-tracking all’università americana di Clemson: «Non saremo più noi a dover prestare attenzione ai nostri apparecchi elettronici, peraltro sempre più numerosi [computer, palmari, cellulari]. Saranno questi - una volta che avremo loro donato la vista - a doversi preoccupare di capirci». La frontiera più avvincente legata allo sviluppo dell’eye tracking è quella che insegnerà alle macchine a diventare intelligenti, capaci di comprendere e prevedere le necessità di chi le sta usando: «Immaginiamo per esempio che, avendo a disposizione abbondanti quantità di dati sui movimenti oculari di una certa quantità di radiologi, si possa ricostruire un modello di osservazione e diagnosi delle radiografie che il computer può apprendere, imparando a guardare e identificare le eventuali anomalie nello stesso modo in cui farebbe un dottore», dice Maringelli: «A quel punto si potranno creare dei sistemi davvero intelligenti e sostitutivi - o integrativi - dello stesso occhio umano». Queste scoperte aprono sipari solo qualche anno fa giudicati come fantascientifici, le cui implicazioni come sempre sono ancora tutte da sondare, di certo per le persone con disabilità gravi in particolare l’usabilità di questi congegni rappresenta un traguardo importantissimo raggiunto grazie all’essenziale lavoro dei ricercatori italiani.

Fondazione Santa Lucia
Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico [irccs]
specializzato nella riabilitazione neuromotoria
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06515011 Fax: 065032097 Telefono: 06-20902107


In svizzera anche l’assistente sessuale
Sono solo dieci, ma già da qualche anno svolgono la loro attività di assistenza sessuale rivolta a diversamente abili con ottimi risultati. Sono professionisti svizzeri che, dopo aver seguito un corso di formazione, propongono ai disabili psichici che lo richiedono massaggi, carezze, esperienze sensuali e giochi erotici a una tariffa, piuttosto esosa, di 150 franchi [100 euro circa] l’ora. Sono esclusi i rapporti sessuali orali e sessuali veri e propri. Gli assistenti sessuali per aiutare il cliente, si spogliano completamente anche loro. In ogni caso, sono i clienti a fissare il limite da non superare.
Come ha fatto sapere Aiha Zemp, presidente ad interim dell’associazione basilese Handicap e sessualità-contro la violenza sessualizzata [Fachstelle Behinderung und Sexualität - gegen sexualisierte Gewalt, FaBS], i dieci "assistenti sessuali" neodiplomati preferiscono rimanere nell’anonimato «nel timore di essere considerati alla stregua di prostitute e prostituti». Ad istruire gli assistenti sessuali è la sessuologa olandese Nina de Vries. Il secondo corso di formazione dovrebbe essere aperto a candidati da tutta la Svizzera, ma sarà organizzato al più presto fra un anno. Intanto sempre la FaBS sta lavorando a Basilea per creare un centro specializzato nel campo degli handicap e della sessualità. Obiettivo del centro sarà di fornire consulenza e formazione, promuovere la ricerca e fare prevenzione contro la violenza "sessualizzata" nei confronti dei disabili. L’organizzazione basilese rimane alla ricerca di fondi per poter realizzare i suoi piani. Il problema -dice Aiha Zem - è che «nessuno vuole avere a che fare con questo grande tabù».
In Italia, secondo un sondaggio prontamente realizzato dal sito Disabili.com, l’idea non disturba il ben 77% dei diversamente abili di cui: il 44% «prenderebbe in considerazione questa proposta», il 26% l’accetterebbe «data la presenza di professionisti», il 7% «non ne farebbe uso, ma non ci vede nulla di male». Contrari solo il 5%, un dato che considera queste prestazioni al pari di una “prostituzione”.


News

Scuola, bimbo disabile rimandato a casa il primo giorno di scuola
Per un cavillo burocratico un ragazzino pluridisabile non ha potuto prendere parte al primo giorno di scuola alla elementari. La documentazione redatta dalle segreterie della scuola materna di provenienza era mancante del dato sulla cecità. Pur comprendendo le restanti disabilità l’insegnate di sostegno prevista in questi casi non era stata assegnata in tempi regolari. Sarebbe bastato un Aec, figure comunali di assistenza scolastica, per permettere al ragazzino l’ingresso regolare a scuola, ma il preside, sottovalutando il problema, non aveva ritenuto necessario richiederne uno. A denunciare il fatto è stata l’associazione Un passo avanti.



A Trafalgar Square la statua di una donna disabile

La statua di Alison Lapper, artista inglese focomelica nata priva di braccia e con le gambe menomate ritratta all’ottavo mese di gravidanza, è stata esposta lo scorso settembre a Londra, a Trafalgar Square. L’enorme monumento, 3 metri e mezzo di altezza e 11 tonnellate di peso, è opera di Marc Quinn. Resterà visibile per i prossimi 18 mesi