MTM n°12
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 4 - Numero 2 - mag/ago 2005
Sport e medicina
 



Vito Scalisi


Anno 4 - Numero 2
mag/ago 2005


 

Doping, l'altro volto della medicina
Da Atene 2004 alla condanna del medico legale della Juventus, un cancro dello sport che miete le sue vittime già dalla sua base dilettantistica
di Vito Scalisi

Medicinali di ogni tipo stanno contaminando la naturale prestazione sportiva del corpo umano. I ritmi forsennati con cui inseguiamo ogni giorno gloria e facili ricchezze spingono atleti di ogni specialità a sottoporre il fisico a forti stress, nel tentativo di superarne i limiti e le imperfezioni attraverso a volte anche mezzi considerati estremi ed illegali. Ad oggi la medicina, con il placet di medici che spesso violano la deontologia professionale, svolge un ruolo predominate in questo settore, offrendo risultati immediati notevoli, le cui conseguenze, però, a lungo termine sono spesso devastanti. Con la medicina si falsano incontri, gare e interi campionati: dalle ultime olimpiadi di Atene, invase da casi doping, alla condanna del noto club torinese, Juventus, per uso di sostanze dopanti. Si tratta di un fenomeno in forte crescita che si alimenta già della sua base dilettantistica.
Oil for drug, nome dell’operazione portata avanti dai Nas nel maggio del 2004 che ha consegnato centinaia di arresti, resa nota da poco tempo, è solo una delle tante sconcertanti prove dell’esistenza di questo mondo sommerso. Atleti professionisti o semplicemente amatoriali sono finiti sotto la rete di questa vasta indagine. Dati allucinanti che parlano di assunzioni di medicinali proibiti oltre ogni limite e riportati in alcuni casi anche nei diari personali degli stessi atleti. Singole agende che parlano di duecentodiciottomila unità di epo, la famigerata eritropoietina, 396 pasticche di anabolizzanti vari, 150 unità di Gh, assunti in una sola stagione. Poi insulina a piacere, per fermare il catabolismo dei muscoli e aumentare le riserve di zuccheri, 230 unità di Igf3 la nuovissima sostanza che provoca gli effetti del Gh. E ancora: vitamine, integratori, aminoacidi, zuccheri, barrette, pomate, pasticche, supposte, flebo assunte in una sola stagione da un ciclista. Ma non sempre gli effetti sono quelli sperati, è il caso di uno degli indagati, sulla cui agenda annota: «Siamo a fine stagione, le cose non sono andate per niente bene, è stato un anno molto lungo se si pensa che ho cominciato a novembre con gli allenamenti e poi le cose sono molto cambiate, i corridori vanno molto più forte; da parte mia ci ho messo il massimo impegno per fare bene; l’unica cosa che dovevo fare con più decisione è fare molto Gh, almeno 4 unità al giorno divise 2 la mattina, 2 la sera; quel poco che ho provato ho sentito di stare molto meglio: più potenza e riesci a dimagrire più velocemente». L’allenamento non basta. È la farmacia che può fare la differenza.


DOOP O DOPE?
L’origine del termine “Doping” è controversa. Secondo alcuni proviene dal fiammingo “doop”, che significa mistura, miscela, poltiglia; secondo altri autori la sua origine viene fatta risalire al linguaggio sudafricano nel quale il termine “dope” viene associato ad una bevanda alcolica usata come stimolante nelle danze e nei riti primordiali. In inglese il termine “dope” identifica una sostanza densa, liquida, lubrificante, più propriamente uno stupefacente. Il termine Doping si diffuse ai primi del’900 nei cinodromi e negli ippodromi per indicare la stimolazione illecita degli animali durante le gare. Il termine venne poi esteso anche in campo umano e precisamente il Doping in campo sportivo equivarrebbe a "uso di sostanze illecite". Il problema esisteva già in epoca romana. Animali e schiavi erano considerati sullo stesso piano negli spettacoli. Il divertimento era messo al primo posto; nelle corse dei carri infatti, i cavalli venivano drogati per rendere più avvincente la competizione; ed analogamente i lottatori venivano dopati per aumentare l’aggressività. In epoca moderna si pensa che l’uso di sostanze stimolanti esistesse già nelle Olimpiadi del 1952, un incremento lo si ebbe nel 1954 con la diffusione degli anabolizzanti, dal 1968 furono introdotti i primi controlli anti-doping.

 

 

 

 


L’Eritropoietina
Ma cos’è l’Eritropoietina o Epo? È una glicoproteina con peso molecolare 30.400 dalton che stimola l’eritropoiesi, regolando la produzione dei globuli rossi. Viene sintetizzata dal rene e in minima parte dal fegato e la sua produzione è regolata dalla concentrazione di ossigeno nel sangue. Viene principalmente utilizzata nei casi di cura dell’anemia di pazienti dializzati o neuropatici, per procedure di autotrasfusione per interventi di chirurgia, nell’anemia con insufficienza cardiaca, neonatale o tumorale. Gli effetti dopanti dell’eritropoietina sono stati evidenziati da Ekblom, Berglund [1991]. In questo studio a quindici studenti di educazione fisica è stata somministrata EPO [20-40 IU/kg alla settimana] per sei settimane. Al test di resistenza protratto fino ad esaurimento [test su nastro trasportatore] il massimo consumo di ossigeno [VO2max] è aumentato significativamente da 4,52 ±0,45 a 4,88 ± 0,43 l/min ed il tempo massimo di corsa è salito da 500 ± 87 fino a 583 ± 97 sec. Ed ecco, infine, le controindicazioni sino ad oggi evidenziate: tendenza alla trombofilia, indipendente dal valore di ematocrito; potenziale incremento delle resistenze vascolari nelle zone profonde del cervello, con possibile invecchiamento precoce delle strutture; ipertensione, con conseguente sclerosi vascolare [nei diversi distretti ed organi corporei, come fegato, reni e polmoni], accresciuto rischio di infarto e encefalopatia ipertensiva; convulsioni e Leucoencefalopatia [modificazioni della sostanza bianca cerebrale].