MTM n°13
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 4 - Numero 3 - set/dic 2005
Farmaci e componenti
 


Dott. Eugenio Raimondo
Dott. Eugenio Raimondo
Direttore scientifico
e responsabile editoriale.


Anno 4 Numero 3
set/dic 2005

Questa popolazione mangia 400 grammi di pesce al giorno
e ha una bassa mortalità per coronaropatia.
Gli Omega3 sono presenti nell’olio di lino nell’olio di noci
e nell’olio di pesce. I loro precursore è l’acido linoleico

 

La carenza di
acidi grassi insaturi
nella dieta può essere responsabile
di capelli fragili
e opachi,
fragilità delle unghie, forfora
e predisposizione
ad allergie in genere




Omega 3: sani come gli eschimesi. La verità è nel pesce
di Eugenio Raimondo

Nel 1999 è stato pubblicato un importante lavoro scientifico sulla rivista The lancet svolto su 11324 pazienti colpiti da infarto del miocardio. Il risultato della ricerca ha dimostrato che la somministrazione di un farmaco a base di acidi grassi polinsaturi Omega 3 a pazienti colpiti da infarto riusciva a ridurre in modo considerevole la mortalità legata a tale patologia [riduzione del 10-15 % dell’incidenza]. Gli effetti principali sono legati soprattutto alla protezione del cuore e del sistema circolatorio, effetti già evidenziati intorno agli anni 70 da studi condotti sugli “Inuits”, una popolazione eschimese che si cibava prevalentemente di pesce proveniente dalle coste della Groenlandia e del Giappone. Questa popolazione mangia ogni giorno 400 grammi di pesce e la mortalità per coronaropatia è bassa. La stessa cosa succede in Giappone, soprattutto nell’isola di Okinawa, dove il consumo di pesce è il doppio della media nazionale. Gli Omega 3 sono acidi grassi polinsaturi[Pufa]. In base alla loro composizione chimica gli acidi grassi si suddividono in saturi, monoinsaturi e polinsaturi. Tra essi esistono i grassi buoni e quelli meno buoni. I grassi saturi sono di origine naturale [strutto, burro, parti grassi della carne, formaggi, uova, salumi], ma anche artificiali [oli vegetali aggiunti ai prodotti industriali come l’olio di palma o di cocco]. Questi ultimi pur di origine vegetale sono poco costosi ma dannosi alla salute perché subiscono un processo di raffinazione. Gli acidi grassi saturi, anch’essi utili alla nostra alimentazione, sono invece dannosi se assunti in grande quantità. Questo perché tendono a depositarsi sulle pareti delle arterie e a far aumentare il colesterolo. I migliori grassi sono quelli liquidi a temperatura ambiente, che contengono i grassi detti essenziali, perché sono indispensabili alla vita, non in grado di essere sintetizzati dal nostro organismo e quindi la loro assunzione con la dieta è assolutamente indispensabile. I grassi polinsaturi e si distinguono in Omega 3 e Omega 6. Questi grassi si comportano nell’organismo in modo opposto. Gli Omega 6 sono oli vegetali come l’olio di mais e quello di soia che contengono molto acido linoleico che ne è il precursore. Gli Omega 3 sono quelli dell’olio di lino, dell’olio di noci e dell’olio di pesce ed il loro precursore è l’acido linolenico. I grassi dell’olio di noci e di lino, olio di colza contengono acido alphalinolenico, quelli dell’olio di pesce contengono acido eicosapentanoico [Epa] e acido docosoesanoico [Dha]. L’ acido alphalinolenico può essere trasformato nel nostro organismo in Epa e in Dha, negli anziani questa trasformazione è un po’ difficoltosa e ridotta. Molti scienziati sostengono l’importanza del rapporto tra l’assunzione degli Omega 3 e Omega 6. Nella preistoria si introduceva una dieta con rapporto 1:1 tra i due tipi di grasso. Oggi il rapporto è 20:1 tra Omega 6 e Omega 3. La carne del pesce è ricca di acidi grassi polinsaturi del tipo Omega 3 . Nella dieta normale queste sostanze sono piuttosto rare, in quanto nei grassi vegetali ed animali gli acidi grassi polinsaturi sono rappresentati in maggioranza dall’acido linoleico e da quello arachidonico [precursori degli Omega 6]. Ma mentre nella scelta delle carni và privilegiata quella magra, con il pesce è vero il contrario ed i maggiori benefici si ottengono con i pesci grassi. Questi ultimi, però, non sono frequenti nel mediterraneo. Il cosiddetto pesce azzurro [sgombri, sardine…] è relativamente magro, quindi con pochi Omega 3. D’ altra parte il pesce grasso tipico dei mari del nord è più frequentemente inquinato da mercurio. Salmone, tonno, crostacei hanno un alto contenuto di Omega 3.
Le ricerche più recenti hanno accertato che gli Omega 3 del pesce giocano un ruolo cruciale nella prevenzione dell’arterosclerosi, degli infarti e nella prevenzione della depressione e del cancro. Si è anche notato che il trattamento è efficace nella terapia della colite ulcerosa, del diabete 2, dell’artrite reumatoide, della sindrome di Raynaud. I grassi del pesce mantengono l’elasticità delle arterie, della parete cellulare, migliorano la pressione arteriosa, stabilizzano il ritmo cardiaco. Inoltre svolgono azione importante nel metabolismo cerebrale. Il cervello umano è un grande consumatore di Dha. Bassi livelli di Dha sono legati a bassi livelli di serotonina, con aumentata tendenza alla depressione, al suicidio, alla violenza. Un adeguato introito di Dha e Epa è molto utile in gravidanza per favorire la formazione della corteccia cerebrale e della retina. Secondo le statistiche dell’Istat il pesce non è però l’alimento più frequente sulle tavole italiane. Infatti le risorse destinate alla carne sono quattro volte superiori. Oltretutto il consumo è notevolmente sbilanciato su base regionale. Mentre nelle regioni meridionali e insulari arrivano ogni anno a 11,4 kg di pesce a testa, in quelle settentrionali e centrali la razione cala a soli 5,4 kg. La carenza di acidi grassi insaturi nella dieta può essere responsabile di capelli fragili e opachi, fragilità delle unghie, forfora e predisposizione ad allergie in genere. Inoltre può provocare diarrea, vene varicose, magrezza eccessiva, calcoli alla cistifellea. Disturbi alla pelle, come eczema, acne, pelle secca sono anch’essi associati a carenza. L’Istituto Nazionale per la salute degli Usa ha stabilito che l’introduzione necessaria per gli Omega 3 è di 650 mgr al giorno ed è di 2,2 grammi al giorno per l’acido alphalinolenico e di 4,4 grammi per l’acido linolenico.


Effetti benefici degli Omega 3
Evitano l’accumulo dei grassi più pericolosi, trigliceridi e colesterolo, sulle pareti arteriose, bloccando l’indurimento dei vasi.
Proteggono il sistema cardiovascolare: il sangue, reso più fluido dall’assenza dei grassi cattivi, circola meglio, facendo funzionare bene il cuore e allontanando il rischio di malattie coronariche, ipertensione, arterosclerosi e trombosi.
Attenuano le reazioni infiammatorie quali asma ed artrite reumatoide.
Favoriscono la vitalità delle cellule del sistema nervoso centrale, con funzioni antidepressive.
Aumentano le difese immunitarie e rafforzano le difese della pelle [utile per la psoriasi]
Anticancerogeni
Agiscono sul microcircolo.
Produzione di ormoni.
Facilitazione nella risposta immunitaria ed antinfiammatoria in caso di ferite e infezioni.

Ruolo degli Omega 3 nell’ ipertrigliceridemia
Studi condotti negli anni ottanta hanno documentato l’efficacia ipolipemizzante degli Omega 3. La supplementazione di Omega 3, in particolare di EPA e DHA, ha infatti profondi effetti ipolipidici sia nei soggetti normali, sia nei pazienti affetti da ipertrigliceridemia con iperlipidemia familiare combinata [tipo II-b] o da ipertrigliceridemia familiare [tipo IV]. Oltre a produrre diminuzioni consistenti dei livelli di trigliceridi, gli Omega 3 riducono in modo meno accentuato il colesterolo totale, il colesterolo VLDL, i chilomicroni, le apolipoproteine. Il meccanismo d’azione è legato alla riduzione a livello epatico della sintesi di trigliceridi e lipoproteine VLDL. Si raggiungono con questo trattamento effetti simili ai fibrati senza effetti collaterali [gemfibrozil].
È quanto dimostrato di recente da Stalenhoefe e colleghi, i quali hanno condotto un trial in doppio cieco in 28 pazienti con ipertrigliceridemia familiare confrontando gli effetti di Gemfibrozil [alla dose di 1200 mg/die] con gli Omega 3 [alla dose di 4 g/die] sui livelli delle varie componenti lipidiche e lipoproteiche. Entrambi i farmaci hanno ridotto in modo simile i livelli di trigliceridi e colesterolo VLDL e hanno aumentato i livelli di colesterolo HDL [colesterolo buono].