MTM n°13
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 4 - Numero 3 - set/dic 2005
Primo Piano
 


Vito Scalisi
Vito Scalisi


Anno 4 Numero 3
set/dic 2005

 

Nel 2000 i Siti in Inglese pro anoressia e bulimia erano 409.
Sui 115 connessi a Yahoo ne sono stati chiusi 21
Per le autorità americane
si contano tra le 50 e 70 morti collegate all’uso
dell’efedrina, pubblicizzata sui siti pro anoressia
Sono circa 500.000
i visitatori giornalieri
del sito in lingua inglese
«Anoressia Libera Scelta»
Gli anoressici italiani
rappresentano Il 5%
dell’intera popolazione
[in gran parte donne che vivono al nord]
L’anoressia è stata dichiarata malattia sociale.

 




La «Dea Ana» si venera sul web
di Vito Scalisi

Considerata dai medici un disturbo del comportamento alimentare [dca], per chi ne soffre è piuttosto una filosofia di vita. Partiti dagli Stati Uniti i siti che inneggiano all’anoressia si stanno diffondendo rapidamente anche in Italia. Hanno nomi come «my goddness ana» o «ti amo fino alle ossa». Si avvalgono di una lista di comandamenti e spiegano come disprezzare il cibo.

Di chi è la responsabilità? Famiglie, istituzioni, media, scuole, cultura? Nessuno lo sa, e nessuno forse intende scoprirlo. Quando si tratta di problematiche giovanili, ad essere chiamate in causa sono piuttosto fantomatiche superficialità culturali imputabili solo ai stessi figli del benessere. Psicosi adolescenziali, dunque, figlie del nuovo millennio da combattere con la repressione. Di certo la notizia del diffondersi anche in Europa di siti inneggianti all’anoressia [pro-ana] è un fatto del tutto nuovo e fuori controllo. La denuncia in Italia è giunta da Daniele Damele, vicepresidente del Comitato nazionale di garanzia Inernet e minori, che in una nota ha espresso tutta la sua preoccupazione per la diffusione nella rete di messaggi che inducono all’anoressia, e che rischiano di dar vita a un vero e proprio movimento: «Oltre a riproporre falsi modelli di bellezza, spiega Damele, i siti in questione si spingono a proporre campi estivi in cui si insegna a non mangiare e a vomitare e la vendita on-line di farmaci stimolanti il vomito».
Secondo una tesi di ricerca, precedente alla denuncia di Daniele Damele, svolta per conto dell’Asl di Reggio Emilia, i siti web pro-anoressia italiani, ma non solo, si sviluppano in due categorie parallele: il Blog e il Forum. «La prima tipologia, più di carattere pubblico, si manifesta con l’utilizzo di Blog Internet [spazi Web che si determinano in diari on-line] dove le persone che li hanno creati inseriscono, quasi giornalmente, il loro diario del disturbo alimentare e i loro obiettivi; del tutto incentrate sul rapporto cibo-peso, le discussioni inserite trattano dei loro obiettivi di dimagrimento assoluto e di distacco da un biologico bisogno del cibo». Una seconda categoria è il Forum privato: «Disseminati nel Web si può incappare, spesso per caso, in Forum privati che si autodefiniscono Pro-Ana, e che invitano ad entrare solo le persone che condividono una filosofia di magrezza assoluta: la loro filosofia di Ana». Su questa contrapposizione tra filosofia e malattia l’autore della ricerca sottolinea come mentre l’anoressia viene definita come una malattia a tutti gli effetti, il termine “Ana” riveste una filosofia di vita che nulla ha a che vedere con uno stato patologico. Una sorta dunque di identità anoressica. Ed alla fine è proprio quello che accade nei forum pro-anoressia: lo scambiarsi consigli o spalleggiarsi nella malattia. Questi siti Web sono infatti composti da una severa selezione che permette, o nega, l’accesso a chi desideri partecipare; ma una volta dentro, ci troviamo quasi spaesati tra la molteplicità di materiali incentivanti l’anoressia, come classifiche, foto di modelle scheletriche, i 10 comandamenti dell’anoressia, il credo Ana, i motivi per non mangiare e anche consigli su come vomitare meglio.
Uno dei siti più famosi, fondato da un ventenne, si chiama «My Goddness Ana», la mia dea Ana.
Si parte cercando un amico o un’amica virtuale, cosiddetta Buddy, immettendo in forum generici richieste come questa:
«Salve a tutte, non rimanete allibite per favore da questo messaggio, è solo una richiesta di sostegno. Ho bisogno di una Buddy [un'amica virtuale] che mi sostenga nel mio disturbo e mi dia consigli e idee per tenere duro. So che può sembrare un’idea malata, e sicuramente lo è, ma io ormai ci sono già dentro fino al collo e ho solo bisogno di smettere di odiarmi e di farmi del male fino a desiderare la morte. Chi vuole diventare la mia buddy??? Una persona fidata a cui posso scrivere ogni volta che sto per avere una crisi di fame e che mi impedisca di mangiare, che mi faccia ritornare ai miei propositi insomma? Se c’è qualche anoressica tra voi sarebbe ancora meglio, così sono sicura che può capirmi. Grazie».
Messaggi come questi sono disseminati nel web e crescono rapidamente [quello appena riportato lo abbiamo selezionato tra tanti rintracciati dalla nostra redazione durante una navigazione mirata]. Una sorta di imbarazzo psicologico assale nel momento in cui ne incontri uno, punta di un iceberg che giunge a proclamare la magrezza come valore assoluto [«Essere magri è più importante di essere in buona salute»]. Fermarsi però solo alla mera constatazione di un disagio fisico e alimentare sarebbe piuttosto riduttivo. Affermare così con certezza ed in poche parole cosa rappresentano i siti Web pro-anoressia risulta oggi troppo complesso, «è certo però, conclude la tesi di ricerca su menzionata, che con la loro presenza ci giunge un duplice messaggio: da una parte i siti pro anoressia sono la sfida narcisistica di queste persone nei confronti del mondo, e la loro voglia di alimentare e celebrare la loro dipendenza dal sintomo; dall’altra possono rappresentare il loro grido di bisogno al mondo, un bisogno di relazioni e di poter parlare sempre e comunque, bisogno che le persone affette da queste patologie non ritengono in grado di espletare in una società spesso non in grado di capire e accogliere».


Storia della malattia
La prima descrizione clinica dell’anoressia nervosa risale al 1689, data in cui viene pubblicato il primo resoconto di due pazienti [un maschio di 16 anni ed una femmina di 18] che rifiutavano di alimentarsi - in assenza di cause organiche di malattia - ad opera del medico inglese Richard Morton. Il termine anoressia deriva dal greco anorexia, mancanza di appetito, ma il significato che noi oggi gli attribuiamo viene introdotto nel 1873, quasi contemporaneamente, da Charles Lasegue [anoressia isterica] a Parigi e da William S. Gull [anoressia nervosa] a Londra. Da quel momento in poi la descrizione di casi di anoressia - intesa come disturbo psicopatologico - nella letteratura medica europea, divenne un fatto abbastanza comune. È soltanto a partire dal 1930, però, a seguito della pubblicazione di uno studio condotto da Berkman su 117 pazienti, che l’interpretazione psicopatologica acquista dignità clinica ed importanza nosologica. I grandi progressi verso l’interpretazione attuale dell’anoressia nervosa sono stati compiuti negli ultimi trenta anni e sono da attribuirsi all’opera di Hilde Bruch, Arthur H. Crisp e Gerald M.F. Russell. Grazie alle loro descrizioni la categoria diagnostica della anoressia nervosa è stata presente nel DSM [Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali] sino dalla sua seconda edizione [DSM-II] avvenuta nel 1968.