MTM n°14
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 5 - Numero 1 - gen/giu 2006
Cultura dello Spirito
 


Don Primo Martinuzzi
Don Primo Martinuzzi

Anno 5 Numero 1
gen/giu 2006

 

Le professioni educative e quelle sanitarie si pongono più strettamente e più intimamente al servizio della persona



Medici Santi di ieri e di oggi
Nobiltà della professione medica. Riflessioni sul testo di Giuseppe Baldassarre

di Don Primo Martinuzzi

mediciCarissimi amici, desidero condividere con voi il frutto della lettura fatta di un testo intitolato Medici santi di ieri e di oggi di un nostro collega: Giuseppe Baldassarre, Dirigente di I livello all’ospedale F. Miulli, di Acquaviva delle Fonti. Egli nell’introduzione di questo testo riporta le seguenti considerazioni: se è vero che ogni professione è più o meno direttamente rivolta al servizio del prossimo, non si può negare che le professioni educative e quelle sanitarie, tra le quali quella medica in particolare, si pongono più strettamente e, direi, più intimamente al servizio della persona umana. È proprio tale peculiarità a conferire particolare significato e nobiltà all'attività medica, al punto che essa, al di fuori di ogni facile retorica, è stata paragonata alla missione sacerdotale.
Afferma a questo proposito Giovanni Paolo Il: «Voi sapete quale stretta relazione esiste, quale analogia, quale interscambio tra la missione del sacerdote da una parte e quella dell'operatore sanitario dall'altra: tutti sono dediti, a diverso titolo, alla salvezza dell'uomo, alla cura della sua salute, a liberarlo dal male, dalla sofferenza e dalla morte, a promuovere in lui la vita, il benessere, la felicità».«Il personalissimo rapporto di dialogo e di fiducia, aggiunge Giovanni Paolo Il rivolgendosi ai medici, che si instaura tra voi e il paziente, esige in voi una carica di umanità che si risolve, per il credente, nella ricchezza della carità cristiana. È questa virtù divina che arricchisce ogni vostra azione e dà ai vostri gesti, anche al più semplice, la potenza di un atto compiuto da voi in interiore comunione con Cristo». Lo stesso Gesù non ha disdegnato in alcune circostanze di paragonarsi ad un medico, come quando, per difendersi dall'accusa di frequentare i peccatori, egli dice di se: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» [Mt 9, 12]. Medico dell'uomo integrale, guarendo ogni tipo di malati e di sofferenti e offrendo nel contempo la salvezza spirituale e la salute del corpo, Egli ci ha insegnato che la perizia scientifica e professionale, pur indispensabile, non è sufficiente a portare autentico sollievo alla sofferenza degli infermi, se separata dalla cura amorosa e dall'annuncio del vangelo della vita. Richiamarsi a questi valori e insegnamenti è tanto più necessario nell'epoca odierna, nella quale, sotto la spinta del materialismo, la stessa professione medica rischia talvolta di perdere alcuni connotati fondamentali della propria identità, per cedere a tentazioni e suggestioni di basso profilo e di scarso impegno. Altri motivi di possibile smarrimento o di demotivazione per il medico dei nostri tempi sono, inoltre, rappresentati dalla tecnologizzazione sempre più spinta e dalla parcellizzazione superspecialistica della medicina, dalla burocratizzazione del mondo sanitario e dal medicoXdiffondersi di una concezione efficientistica ed economicistica della medicina. Nel 1946 il prof. Sisto, medico insigne e cattolico fervente, scriveva le seguenti parole: «Senza un profondo sentimento religioso, senza lo stimolo urgente della carità, l'opera del medico è spesso vuota. Il medico che non si è mai proposto alla sua meditazione i problemi del chi sono, che cosa faccio, dove vado, che non ha mai cercato di risolvere il sublime problema del dolore, che non ha mai visto oltre il morente l'aldilà, non è un medico che possa penetrare nell' animo del malato, il quale soffre e quando soffre si presenta quale veramente egli è. Il malato, specialmente quando è grave, quando incomincia ad intuire che la sua vita terrena sta per dissolversi, cerca nel medico più che il rimedio per le sue sofferenze fisiche, un appoggio morale, un aiuto a volgere lo sguardo nel regno del poi... Solo una coscienza religiosa può assumersi e portare questa responsabilità». È necessario andare alla riscoperta di quanto l'essere medici, lungi dal rappresentare un ostacolo nel cammino verso la perfezione cristiana, sia invece una straordinaria opportunità da vivere nell'esistenza di tutti i giorni accanto a chi sperimenta la sofferenza, per aiutare a comprenderne il senso e, al tempo stesso, per accoglierne la lezione. Ecco perché continuamente il medico deve avere consapevolezza che riceve dal malato più di quanto egli dia al malato stesso, non solo il sostegno economico attraverso lo stipendio o le parcelle, non solo il perfezionamento professionale attraverso l’esperienza che il malato gli da l’occasione di fare, ma soprattutto l’esempio di pazienza, fortezza morale, umiltà, speranza e l’apporto, nella relazione medico-paziente, di una sensibilità umana certamente affinata dalla sofferenza che il malato vive.