MTM n°3

 

MEDICAL TEAM MAGAZINE - Anno 2 - Numero 1 - gen/feb 2003

 


Storia della medicina
 


Dott. Ernesto Iusi
Dott. Ernesto Iusi


Storia della medicina
La febbre

a cura di Ernesto Iusi

Il primo termoscopio ad aria ed alcole
Il primo termoscopio ad aria ed alcole

La febbre è la punta dell’iceberg della complessa reazione con cui l’organismo risponde ad una vasta e polimorfa gamma di aggressioni patogene un meccanismo difensivo di cui va tenuto conto e che non sempre va strenuamente combattuta, perché potrebbe rivelarsi utile sempre che non oltrepassi certi limiti.
L’opinione che i medici avevano della febbre fu dominata dalla teoria «umorale» di Ippocrate, riaffermata e consacrata dalla medicina romana di Galeno, secondo cui le malattie derivano da una deviazione degli umori corporei rispetto alla retta via fisiologica. Per guarire bisogna espellere questi umori «peccanti». La febbre è, quindi, una conseguenza della lotta sostenuta dall’organismo contro il «principio alteratore» che causa la malattia. Questa teoria influenzò anche in modo determinante il comportamento terapeutico del medico, dando grande spazio ai medicamenti a volte pericolosi, purganti ed evacuativi che dovevano appunto facilitare l’espulsione degli umori «peccanti».
Qualche secolo dopo, Alessandro di Tralles (525-625 DC) attribuiva la febbre ad un mutamento del calore innato che risiede nel cuore.
L’idea del «fermento febbrile», che eccitava la «materia morbosa», dura fin dal primo Settecento.
Per Francesco Torti esso non si formava però all’interno dell’organismo, ma proveniva dall’esterno, dall’aria, penetrava nel sangue ove originava la fermentazione. La materia febbrile così fermentata si accumulava quindi negli intestini, dai quali poteva essere eliminata o distrutta prima che entrasse nei dotti chiliferi e quindi nel sangue. Secondo Federico Hoffman, meccanicista convinto, il movimento era la spiegazione di tutto e anche della febbre. Questa deriverebbe dalla aumentata velocità del sangue e sarebbe, in definitiva, una reazione dell’organismo tendente a distruggere e ad espellere gli umori nocivi. Se però il movimento del sangue è troppo veloce, la febbre diviene eccessiva minacciando la vita del paziente ed obbligando il medico ad intervenire per sedare questi movimenti disordinati e ricondurre la velocità del sangue a valori normali.
Vedute più pertinenti sull’origine e sulla natura della febbre si ebbero nell’Ottocento con le ricerche e le scoperte dei grandi fisiologi e grandi patologi di quel secolo e con l’inizio della termometria clinica.


Lo sapevate che...
Il termometro clinico è una invenzione relativamente recente. Compare per la prima volta, nella storia della scienza, nelle “Récréations Mathemathiques” (1624) del gesuita francese J. Leurechon.
Gli antichi valutavano la febbre dal calore della cute e soprattutto dall’accelerazione del polso. Cornelius Drebbel, prima e Galileo dopo, realizzarono un termoscopio ad aria ipotizzando termometri in cui l’acqua o l’alcole (i primi tentativi furono fatti con il vino) prendevano il posto dell’aria e consentivano di realizzare strumenti a colonna di vetro chiusa anziché aperta e quindi più maneggevoli. Furono i “galeliani” dell’Accademia del Cimento che realizzarono praticamente i primi termometri chiusi, soprattutto ad alcole, ma anche alcuni prototipi a mercurio, che divennero presto assai noti e ricercati e si diffusero da Firenze a tutta Europa. Fu il medico istriano Santorio Santorio ad applicare la misura della temperatura alla medicina. Martin nel 1769 fissò definitivamente la temperatura umana fisiologica come oscillante tra i 36 e i 37 gradi.