MTM n°4

 

MEDICAL TEAM MAGAZINE - Anno 2 - Numero 2 - mar/apr 2003

 


Intervista
 


Alessandra Malito
Alessandra Malito

Nicoletta Alborino
Nicoletta Alborino

 

Non vanno sottovalutati i piccoli fastidi o piccoli sintomi che vengono riportati spesso dai pazienti.


Cardiochirurgia di inizio millennio
Intervista al Prof. Ruggero De Paulis

di Alessandra Malito e Nicoletta Alborino

Prof. Ruggero De PaolisRuggero De Paulis. Prof. Associato Cattedra di Cardiochirurgia Università di Tor Vergata, Roma.
Nato a L’Aquila il 14/9/1958. Laureato in Medicina e Chirurgia presso L’Università dell’Aquila nel 1982. Specializzato in Cardiochirurgia presso L’Università di Torino nel 1988.
Master in cuore artificiale ed assistenza circolatoria presso University of Utah, UsA 1986-1987.
Training clinico presso la VI ed XII Università di Parigi 1990-1992.
Dal 1992 Aiuto presso la Cattedra di Cardiochirurgia dell’ Università di Tor Vergata, Roma.
Oltre 100 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.
6 premi nazionali ed internazionali per la ricerca in cardiochirurgia.

 

Quale è l’incidenza delle malattie cardiovascoari in Italia?
Per le malattie cardiovascolari che richiedono un intervento chirurgico l’incidenza è di circa 1.000 per milione di abitanti. È in ogni caso al primo posto, insieme con le malattie tumorali, come causa di mortalità.
Quali sono i fattori di rischio?
Sono fondamentalmente cinque: il fumo, l’ipertensione, il diabete, 1’ipercolesterolemia e la familiarità. Il ruolo dello stress non è ancora ben chiaro.
Tra i fattori di rischio quali sono maggiormente responsabili?
Personalmente indicherei al primo posto la familiarità e l’alterazione genetica; poi, sullo stesso piano, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e fumo. L’interazione fra questi determina il rischio maggiore.
Quando il cardiochirurgo è necessario al cardiologo? Ovvero è sempre necessaria la sua consulenza quando è presente una patologia cardiaca più grave?
In prima istanza, il paziente si rivolge ad un medico generico che valuta se si tratta di una patologia valvolare o coronaria; in caso di necessità viene indirizzato presso strutture ospedaliere per approfondire il tipo di patologia; soltanto quando il quadro anatomico è caratterizzato, il cardiologo deciderà se assegnare il paziente ad una terapia medica, oppure richiedere la consulenza del cardiochirurgo. Esistono del resto varie figure di cardiologi: quello di base, lo specialista e l’intervenzionista, vale a dire colui che interviene attivamente anche con trattamenti invasivi quali l’angioplastica; il chirurgo sarà contattato solo in ultima analisi, quando nessuna di queste opzioni è possibile.
Quali sono i rischi di un intervento di cardiochirurgia su un paziente affetto da diabete scompensato? Quali i limiti ad un intervento di cardiochirurgia?
Dal punto di vista chirurgico, l’intervento è svolto con le stesse metodiche abituali; c’è invece una differenza nel trattamento medico intra e post operatorio: bisognerà correggere la glicemia in modo continuo nel periodo post operatorio per evitare scompensi metabolici. Solitamente la presenza di diabete non limita o controindica l’intervento.
Cos’è cambiato dal primo intervento di trapianto cardiaco eseguito da Barnard in Sudafrica?
Da un punto di vista tecnico e chirurgico, non ci sono state grosse modifiche; la sostituzione del cuore non è tecnicamente un grosso problema; ciò che è cambiato molto è la terapia farmacologica che, riducendo l’incidenza di rigetto, ha fatto sì che, dagli anni ‘80 in poi, si sia avuto un aumento progressivo del numero dei trapianti, con buona sopravvivenza sia a cinque che a dieci anni dallo stesso.
Nel prossimo futuro, saremo capaci di costruire un cuore tale da poter essere impiantato direttamente nel corpo umano?
Ci sono già dei dispositivi di assistenza ventricolare o di cuori artificiali che sono usati come ponte per il trapianto, ma ci sono anche dispositivi che sono usati in via definitiva; sono sicuramente ancora perfettibili, soprattutto in considerazione del fatto che quanto più un materiale, così estraneo, rimane a contatto con l’organismo, tanto più ci possono essere dei problemi di compatibilità; ma siamo già a un buon livello di sviluppo.
Che consiglio si sentirebbe di dare al medico generico?
Di non sottovalutare piccoli fastidi o piccoli sintomi che vengono riportati spesso dai pazienti, ma andare a fondo fino a trovarne la possibile causa, perché potrebbero essere i primi segni di una patologia importante che richiede una maggiore attenzione; ad esempio il dolore di stomaco che può anche essere un sintomo dell’angina o dell’infarto, può essere confuso con una banale gastrite o con un’indigestione, o ancora un banale dolore lombare potrebbe essere il segno di un aneurisma addominale. In definitiva suggerisco una maggiore attenzione diagnostica e un maggiore ascolto del paziente.