MTM n°5
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 2 - Numero 3/4 - mag/ago 2003

Istituti - Diversamente abili
 


Dott. Ernesto Iusi
Dott. Ernesto Iusi


Istituto Santa Lucia
Un punto di riferimento in Italia e nel mondo

Studi, ricerche, sperimentazioni. Un Istituto all’avanguardia in ogni settore della riabilitazione.
Intervista al Direttore Generale Dott. Luigi Amadio, al Direttore Sanitario dott. Fabrizio Mastrilli della Fondazione S. Lucia.
di Ernesto Iusi

Intervista al Direttore Generale Dott. Luigi Amadio

Il Direttore Generale Dott. Luigi AmadioL’Istituto Santa Lucia di Roma, qualificato giuridicamente come Ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione per la riabilitazione neuromotoria, si occupa principalmente di pazienti affetti da lesioni al sistema nervoso o all’apparato mio-osteo-articolare, curandone la riabilitazione. Quale Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico riconosciuto con decreto dei Ministeri della Sanità e dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, l’Istituto S. Lucia svolge inoltre una intensa e qualificata attività di ricerca nel settore della riabilitazione neuromotoria.

Come nasce e di cosa si occupa il S. Lucia?
La fondazione S. Lucia è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per la riabilitazione neuromotoria e per le neuroscienze. L’attività a carattere clinico è cominciata nel 1960 con un’altra denominazione, riferita all’assistenza riabilitativa agli invalidi di guerra: paraplegici e amputati, convenzionata con l’ente assistenziale Opera Anziani di Guerra. L’istituto è cresciuto avviando collaborazioni con le Università, sia per la didattica che per quanto riguarda le ricerche specifiche.
Alcune di esse, portate avanti negli anni antecedenti il 1993 e prima del riconoscimento di Istituto a Carattere Scientifico, sono state recepite dagli enti nazionali.

A quali ricerche e sperimentazioni fa riferimento?
In particolare ricordiamo la legge sulle barriere architettoniche: la pendenza dell’8% è il risultato di uno studio condotto dal nostro Istituto su vari soggetti con sedie a rotelle, in collaborazione con l’Università La Sapienza e con la Regione Lazio. È stato misurato lo sforzo cardiologico e respiratorio di soggetti deambulanti in carrozzine sottoposte a varie pendenze. 8% è risultata essere la pendenza massima prevedibile.
Abbiamo inoltre sperimentato nuovi criteri per l’idoneità allo sport di atleti disabili, i cui risultati sono oggi alla base della legge nazionale atta al rilascio del certificato di idoneità fisica allo sport.
Esistono inoltre una serie di studi, molto importanti, riferiti alla plasticità celebrale. Alcuni anni fa lo Shuttle Columbia verificò alcuni esperimenti del NeuroLab; in particolare uno di questi test venne messo a punto dal nostro Istituto e consisteva nello studio degli effetti della gravità sul cervello. Le nostre ricerche puntano a migliorare e superare i disturbi di movimento e di coordinazione. Abbiamo così vari settori di ricerca collegati all’area della riabilitazione e della neuroscienza, laboratori di ricerca preclinica, che si occupano della sclerosi multipla.

Quali tecniche riabilitative avete messo in atto?
Oltre alle tecniche più tradizionali, abbiamo messo a punto un sistema di sgravio corporeo attraverso l’utilizzo del tapis roulant.
Un altro ambito in cui abbiamo lavorato molto, sin dall’inizio delle attività del Santa Lucia, avvalendoci della collaborazione di professori universitari, è quello che si riferisce a persone con lesioni cerebrali, puntando alla rieducazione delle funzioni cognitive, cioè dei disturbi di linguaggio e di attenzione. Sono stati messi a punto test finalizzati a risolvere problemi di linguaggio compromesso, di deficit di attenzione, le dislessie, ecc.
Per quanta riguarda i disturbi di attenzione esiste un aspetto raro, ma non per questo inesistente, che fa sì che una persona possa ignorare tutto quello che è situato da una parte dello spazio: così quando dovrà mangiare, mangerà solo quello che vi è da una parte, lo stesso quando dovrà fare la barba, ecc. Questo non è dovuto alla lesione del nervo ottico, ma ad una lesione cerebrale che produce questo fenomeno di cosiddetta «eminegligenza spaziale». Esiste, infine, una batteria di test per aumentare il grado di attenzione che si chiama Tea, che è stato messo a punto da un professore di Friburgo, di cui noi abbiamo realizzato l’adattamento italiano.


Il Direttore Sanitario dott. Fabrizio MastrilliIntervista al Direttore Sanitario dott. Fabrizio Mastrilli

Qual è la differenza tra un centro di riabilitazione vero e proprio e il Santa Lucia?
Un centro di riabilitazione, da un punto di vista normativo, è quello che rientra ai sensi dell’Articolo 26 della legge 833. Non è definibile come una vera e propria struttura sanitaria, piuttosto come un ibrido tra caratteristiche sanitarie e sociali. I servizi che un centro di riabilitazione, ad esempio, non possiede sono quelli di guardia medica e laboratorio d’analisi; mentre una struttura ospedaliera della riabilitazione, che segue cioè una riabilitazione particolarmente intensiva, è definibile come una vera e propria struttura ospedaliera. A tutti gli effetti il nostro Istituto potrebbe essere definito come un «Ospedale di Riabilitazione».

Qual è la tipologia dei pazienti che ricoverate?
In senso largo ricoveriamo tutti i pazienti con patologie che necessitano di riabilitazione, da casi gravi a meno gravi: tra i primi annoveriamo senz’altro le lesioni al midollo spinale (paraplegici e tetraplegici), i ricoveri di persone in fase di risveglio da coma e infine i casi di ricovero per riabilitazione neurologica (sclerosi multipla, ecc.). Pochi ricoveri invece di casi di Alzheimer e di Parkinson. In questi casi è meglio
intervenire a livello ambulatoriale o di day-hospital
per non creare disorientamento nelle persone.
I meno gravi costituiscono gran parte dell’attività dell’Istituto. Sono pazienti che hanno
riportato lesioni cerebrali, per lo più ictus e rappresentano
circa il 75% dei nostri pazienti. Un’altra sezione presente in misura massiccia riguarda gli amputati, che seguiamo dall’apprendistato alla protesi e nella fase di post-protesi.


Numeri Utili

Fondazione Santa Lucia
Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
Via Ardeatina 306 00179 Roma (Italy)
Tel. +39-06.515011 Fax +39-06.5032097

Presidente: Sig.ra Albina Brutti
Direttore Generale: Dr. Luigi Amadio
Direttore Amministrativo: Dr. Beniamino Ceccarelli
Direttore Scientifico: Prof. Carlo Caltagirone
Direttore Sanitario: Dott. Fabrizio Mastrilli
Direttore Servizi Tecnico Economati: Sig.ra Maria Adriana Amadio

Ufficio Accettazione e Ricoveri: 06.51501422-423-424
Ufficio Informazioni: 06.51501426
Direzione Sanitaria: 06.51501405
Direzione Generale: 06.51501500
Direzione Amministrativa: 06.51501500
Direzione Scientifica: 06.51501491-229-506

www.hsantalucia.it


Istituto Santa LuciaRiabilitazione: alcune riflessioni
di Maura Bragoni neurologo

Sempre più spesso giungono presso la nostra struttura malati ancora clinicamente instabili, con problematiche diagnostiche e terapeutiche non risolte, che richiedono un grande sforzo medico prima che riabilitativo. Esiste poi la tendenza da parte degli operatori sanitari della fase acuta a demandare l’informazione sulla patologia in questione ai riabilitatori. La fase della “verità” è un momento doloroso per tutti, sia per il paziente ed i suoi familiari, che per il personale che opera con questi malati, perché spesso si devono deludere delle speranze. Il “cammino” successivo ad un evento ictale è molto complesso ed inizia all’insorgenza del primo sintomo. Una corretta e precoce informazione medica ed un opportuno sostegno psicologico potrebbero essere utili a quell’“alleanza” tra malato e terapeuta (in senso lato) che dovrebbe intervenire in qualsiasi processo di guarigione. La lunga permanenza presso l’Ospedale di riabilitazione facilita l’instaurarsi di rapporti affettivi tra malati, familiari e personale sanitario e crea una catena di solidarietà che facilita comunque l’accettazione della nuova condizione e l’informazione medica. Un evento ictale anche se produce un deficit funzionale minimo, conduce sempre ad un cambiamento in chi lo ha sperimentato che richiede un rimaneggiamento delle proprie potenzialità e funzioni. D’altra parte però, questi cambiamenti avvengono in tempi lunghi e non sempre sono sufficienti i periodi trascorsi presso le strutture riabilitative. Le leggi del corpo e quelle del “bilancio” di un sistema sanitario non sempre coincidono. Troppo spesso assistiamo ad una sorta di via crucis di questi malati da una struttura riabilitativa ad un’altra per cercare di ottenere ulteriori benefici e per allontanare, e questo accade di sovente, il rientro a domicilio di pazienti non autonomi e bisognosi di assistenza, mancando strutture territoriali adeguate. Frequentemente compare depressione, anche con caratteristiche di tipo “catastrofico”, che inficia fortemente i risultati riabilitativi finali; in questi casi l’uso sempre più diffuso di farmaci antidepressivi oltre che migliorare la collaborazione del paziente, ci aiuta nel recupero funzionale e motorio.
Infine: se da una parte la lunga permanenza del paziente in ospedale ci facilita nel considerare i malati come persone malate e non come malattie, troppo spesso ci carica di dolore scarsamente elaborato e questo ci può impedire nel tempo di porci nel modo giusto e continuare ad essere oltre che “tecnici” della riabilitazione per il nostro specifico fine istituzionale, persone in grado di condividere e di accogliere il disagio e la sofferenza che si accompagna all’accettazione della disabilità funzionale. Forse sarebbe utile nel futuro pensare a gruppi di sostegno anche per operatori all’interno delle strutture riabilitative.