MTM n°6
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 2 - Numero 5/6 - set/dic 2003

Speciale inquinamento globale
 


Nicoletta Alborino
Nicoletta Alborino


Il Buon Umore può e deve essere coltivato
Intervista al dott. Alberto Spatola, psichiatra Responsabile
del S.p.d.c. presso l’Ospedale Civico di Palermo
di Nicoletta Alborino

Dott Alberto SpatolaSi ritiene che siano in aumento i casi di pazienti che soffrono di depressione di tipo reattivo, in cui cioè i fattori ambientali esterni hanno la prevalenza nel determinare l'insorgenza della patologia [aumento del costo della vita, terrorismo, ecc.]. Quale è la sua opinione?
Non esiste solamente la depressione intesa quale malattia psichiatrica e disturbo dell’umore , codificata dai manuali di classificazione internazionale delle malattie, come il Icd-10 o il Dsm iv-r, ma anche la depressione che risente degli eventi di vita che sentiamo e giudichiamo come negativi. Tale forma di depressione può essere, ancor più incentivata dai media, con il forte impatto emotivo che hanno le notizie di eventi luttuosi o tragici, ma anche le notizie relative alla difficoltà del vivere. Certo è impensabile una regolamentazione dei media al riguardo, ma è bene che si evitino fenomeni di curiosità morbosa relativi alle notizie di cronaca nera, o ai fatti di terrorismo, evitando di trascorrere molto tempo alla ricezione di informazione depressogena, senza concedersi ampi spazi di riposo e provando a coltivare il buon umore. Al riguardo può far bene o servire anche da profilassi coltivare la lettura delle opere " buffe ", dei films e dei cartoons comici , e coltivare soprattutto la compagnia di gente allegra, che ci aiuti con il buon umore.
La migliore cura per la salute, sia fisica che mentale, è la felicità. È uno slogan sempre attuale?
Il riso e il sorriso sono testimoni del buon umore e della nostra capacità di destreggiarci negli eventi della vita, senza naufragare nella depressione, anche quando le circostanze non sono delle migliori.
L’allegria non è solo un evento naturale e spontaneo che non può coltivarsi e che uno ha o non ha; semmai occorre una certa sapienza di vita, che ci permetta di cogliere il lato comico o ironico di ogni situazione per meglio gestirla e viverla-ove possibile-con serenità.


Avv. Nino Marazzita Avv. Nino Marazzita

Maschere sociali

Definire cosa sia sano o meno appare oggi un compito arduo. Un concetto/giudizio, quello di sano, con il quale deve fare i conti anche il mondo della giurisprudenza, nella visione ideale di purezza alla quale ci rimanda. Quanto, in questo senso, permane di sano nel pianeta giuridico e quanto vi è invece di definitivamente inquinato?
“Sano” è un concetto, è l’idea del giusto, della normalità, della bontà morale… un principio ideale che appare intrinsecamente valido ed efficace in un determinato momento storico. In tal senso tutto è “sano” nel “pianeta giuridico”, nell’insieme delle norme, in un ordinamento precostituito e “civile”, ma nulla può essere ritenuto davvero “sano” nella società civile, nel diritto “vivente”.
La “sanità” non è un “bene ontologico”, ma una scelta politico-sociale; parimenti però, le singole realtà concrete non sono “definitivamente inquinate” né “assolutamente difformi”, ma semplicemente “relativamente vere”.
Secondo Lei, in qualità di Avvocato, esperto conoscitore e studioso della natura umana, possiamo parlare di relazioni sociali, allo stato attuale, con un tasso molto elevato di inquinamento?
Le relazioni sociali della società contemporanea, industrializzata e capitalista non possono che essere inquinate; non perché sono corrotte o degradate, ma poiché nell’epoca della telecomunicazione, di internet, del valore dell’apparenza e del cosmopolitismo, l’individuo tende a diventare sempre più “una parte del tutto”, un personaggio dedito e designato a rivestire un ruolo, una “maschera” di pirandelliana memoria. Il vero fallimento della moderna società “civile” risiede però nella circostanza che la “spersonificazione”, ormai, non investe le sole relazioni sociali, ma tende a contaminare anche i rapporti umani, personali, famigliari.
Da cosa dipende?
Tutto ciò dipende da molti fattori, dallo Stato, dalla religione, dalla continua ricerca di una “felicità” sempre meno reale; ma forse dipende anche dall’ovvia e naturale evoluzione del genere umano.


Francesco Crugliano
Francesco Crugliano

Regole per il benessere psico-fisico
di Francesco Crugliano

È risaputo che l’ansia e la depressione non sono soltanto degli stati d’animo, ma dipendono anche da altri fattori legati alla salute. A volte, testardamente, andiamo alla ricerca di un rimedio, o di un farmaco, capace di renderci “felici”, e di farci passare un malessere che attribuiamo, il più delle volte, alla nostra psiche o alla nostra sensibilità. Le cause delle malattie, per la maggior parte sono da ricondurre al nostro stile di vita troppo lontano ormai da ritmi e da scelte naturali. Accanto ai rimedi della chimica moderna di oggi, rimane così ancora attuale l’interpretazione che Epicuro dava ai desideri volti al soddisfacimento della vita umana. Distinse tre tipi di desideri: quelli naturali e necessari [il mangiare, il bere, la soddisfazione dei bisogni elementari], quelli naturali e non necessari [l’aspirare ad esempio a cibi buoni e agi modesti], e quelli non naturali e non necessari [la bramosia di ricchezze ed onori]; si devono seguire i primi, si possono moderatamente seguire i secondi, si devono fuggire i terzi.