MTM n°7
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 3 - Numero 1/2 - gen/apr 2004
Speciale Salute e ambiente - La mal’aria di città
 


Vito Scalisi
Vito Scalisi

Anno 3 - Numero 1/2
gen/apr 2004

L’inquinamento si mostrerebbe in grado di alterare la frequenza ed i toni del nostro cuore producendo l’insorgenza di aritmie in alcuni casi fatali.


Polveri ultrafini. A rischio la nostra salute
A colloquio con il Dott. Francesco Forastiere,
Dirigente sanitario del Dipartimento di Epidemiologia, ASL Roma E
di Vito Scalisi

L’allarme per i problemi legati all’inquinamento, recentemente sottolineato dal Sindaco Walter Veltroni, riporta alta l’attenzione per gli effetti sulla salute. «I valori guida per la qualità dell’aria raccomandati dall’Oms sono stati superati da tempo», avverte l’epidemiologo Francesco Forastiere, studioso e ricercatore.
Ma quale la gravità della situazione? I primi dati epidemiologici rilevati in Italia, ed in particolare a Roma, risalgono agli anni ’90 ed «evidenziarono una associazione significativa -ci spiega Forastiere- tra le concentrazioni di polveri presenti nella nostra atmosfera e la mortalità giornaliera. Si notò in particolare, un aumento, nei giorni di maggiore esposizione, dei ricoveri ospedalieri». È stato calcolato che, a causa dell'inquinamento, ogni anno si contano negli ospedali romani circa 600 ricoveri in più per problemi cardiovascolari e 160 per patologie respiratorie, ed una crescita della mortalità a lungo termine calcolata tra il 3% e l’8%.
Una minuscola particella, dal diametro inferiore a 0.1 mm, sarebbe la causa dell’aggravarsi del nostro stato di salute. I dati più recenti, raccolti nella città di Roma nel 2003, si riferiscono proprio alla preoccupante capacità di queste polveri, immesse nell’ambiente direttamente dagli scarichi veicolari ed invisibili al nostro occhio, di attraversare la barriera alveolo polmonare e immettersi nel circolo del nostro organismo. «Si tratta di un meccanismo possibile -commenta l’epidemiologo- che riuscirebbe a spiegare la relazione tra inquinamento atmosferico e complicazioni cardiovascolari». L’inquinamento si mostrerebbe così in grado di alterare la frequenza ed i toni del nostro cuore producendo l’insorgenza di aritmie “in alcuni casi fatali”. A questo vi si aggiunge un secondo effetto trombogeno, l’aumento di fenomeni di coagulazione del sangue, alla base della crisi cardiaca di carattere ischemico, ovvero dell’infarto. «Quest’ultima associazione -aggiunge il prof. Forastiere- è il risultato di una recente indagine che si riferisce alle concentrazioni di polveri sottili presenti a Roma giornalmente». I dati confermano l’incidenza dell’inquinamento sui casi di infarto di miocardio. Se la correlazione tra polveri sottili e problemi cardiaci venisse definitivamente dimostrata, occorrerebbe sviluppare immediatamente delle “linee guida”, che si rivolgano in particolare a chi soffre di problemi al cuore, «sconsigliando -suggerisce Forastiere- in certi giorni con particolare concentrazione di polveri ultrafini, ad esempio, di andare a svolgere le consuete attività all’aperto».
Situazione paradossale a cui porre dei rimedi diviene davvero complesso. «Si tratta di un problema nazionale» conclude polemicamente Forastiere «Roma rappresenta solo l’esempio di una situazione diffusa in tutte le maggiori città italiane, e potrà essere risolto in primo luogo con l’intervento sull’industria automobilistica, attraverso l’imposizione di rigidi vincoli per la protezione ambientale ed in secondo luogo agendo sulla regolamentazione del traffico- È all’ordine del giorno la sostituzione dei motorini a due tempi e dei motori diesel altamente inquinanti».


Le particelle aerodisperse nell’atmosfera e l’impatto sanitario
di Luigi Paoletti e di Achille Marconi

Le attuali conoscenze degli effetti sanitari associati all’inquinamento atmosferico da polveri aerodisperse risalgono approssimativamente alla metà del XX° secolo. La “nebbia assassina” nella piccola città di Donora, Pennsylvania, e la particolare virulenza dello “smog” di Londra nel 1952, a causa del quale morirono circa 4000 persone, furono attribuite all’utilizzo diffuso di combustibili. Da allora molti paesi hanno adottato standard di qualità dell’aria mirati alla protezione della salute umana e ambientale, ma la qualità dell’aria nelle aree urbane dei paesi industrializzati resta ancora preoccupante. Nello stesso tempo, nelle nazioni in via di sviluppo la situazione é peggiorata a causa della crescita della popolazione, dell’industrializzazione, e dell’incremento nell’uso di veicoli, soprattutto nelle megacittà dell’Oriente e del sud America. Il traffico rappresenta la sorgente d’inquinamento dominante nelle aree urbane, in cui una gran parte della popolazione risulta esposta a livelli che superano gli standards di qualità dell’aria per uno o più inquinanti. I risultati della più recente indagine effettuata dall’Oms in 124 città europee hanno mostrato che, in oltre la metà della popolazione nelle città dei paesi di prossimo accesso, i livelli di Pm10 erano più elevati del valore limite obiettivo di 40 _g/m3, mentre questo superamento è stato riscontrato solo nel 14% della popolazione delle attuali città europee.