MTM n°7
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 3 - Numero 1/2 - gen/apr 2004
Speciale Salute e ambiente - Contaminanti
 


Alberto Mantovani
Alberto Mantovani



Anno 3 - Numero 1/2
gen/apr 2004


Cosa altera lo sviluppo infantile
Carni trattate con ormoni, additivi nei giocattoli e nei cosmetici
di Alberto Mantovani

Laboratorio di Tossicologia Comparata ed Ecotossicologia,
Istituto Superiore di Sanità

I criteri per garantire la sicurezza alimentare devono tenere conto che il bambino presenta una maggiore vulnerabilità dovuta al consumo di alimenti e di acqua nettamente maggiore, in relazione al peso e soprattutto all’essere in una delicata fase di sviluppo; un aspetto importante sono i sistemi endocrino e riproduttivo che vanno incontro sino alla pubertà a processi di maturazione tanto “silenziosi” e poco appariscenti quanto importanti. Quando tali processi vengono alterati, gli effetti possono essere vistosi: un esempio sono i fenomeni di pubertà precoce, tra cui lo sviluppo mammario [telarca] prima degli 8 anni, che può essere osservato anche nei maschietti [ginecomastia] con una apparente “femminilizzazione”. I dati sperimentali dimostrano che lo sviluppo infantile può essere alterato da sostanze che interferiscono con l’equilibrio ormonale, i “distruttori endocrini” [ http://www.endodisru.iss.it ] come le diossine, diversi pesticidi ma anche composti sinora meno noti. Tra questi ultimi sono diversi ftalati, utilizzati come additivi nelle plastiche ed anche in cosmetici, anche se vietati in Europa in oggetti come giocattoli, tettarelle, e nelle pellicole per alimenti ad elevata componente grassa. Gli ftalati alterano il metabolismo e la sintesi di estrogeni ed androgeni negli animali da laboratorio; ma potrebbe non trattarsi solo di effetti sperimentali. A Portorico negli anni ’80 si è verificato un drammatico incremento di casi di pubertà precoce in bambine di età dai 6 mesi agli 8 anni, probabilmente dovuto a una contaminazione per via alimentare. Quanto all’Italia, uno studio del 2003 in Puglia ha evidenziato la presenza del più tossico fra gli ftalati [il Dehp] nel sangue materno e nel cordone ombelicale: quindi un’esposizione c’è anche da noi, e comincia in utero. Naturalmente, non ci sono solo gli ftalati: in Piemonte nel 2002 vengono riportati episodi di telarca, ed anche di ginecomastia nei maschietti, dovuti all’uso [illegale in Europa] di anabolizzanti ad azione ormonale nell’allevamento di animali da carne. Quanto ai contaminanti, in Belgio è stata osservata un’associazione fra pubertà precoce e livelli sanguigni di Dde [il metabolita del Ddt] in bambine immigrate, nate in paesi ove questo pesticida viene ancora utilizzato; il Ddt è stato uno dei primi “distruttori endocrini” riconosciuti. Uno studio portoghese del 2003 riporta che l’età media della prima mestruazione nell’arco di 100 anni è passata da 15 anni [donne nate nel 1880-90] a 12 anni [nate nel 1970-80]. I pediatri e gli endocrinologi continuano ad osservare casi di anormali anticipi della pubertà ed anche ginecomastia nei maschietti.


La qualità nutrizionale dei prodotti biologici
di Flavio Paoletti
Ricercatore presso Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
Via Ardeatina, 546 - 00178 Roma

Uno dei motivi principali che guida la crescente domanda di prodotti dell’agricoltura biologica è la percezione da parte del consumatore di una loro qualità superiore. Di fronte a tali aspettative, gli studi sul valore nutrizionale dei prodotti biologici assumono grande rilevanza, perché i loro risultati possono anche essere impiegati al fine di supportare o confutare tale percezione. Nonostante il numero crescente di lavori scientifici dedicati al confronto della qualità nutrizionale tra alimenti biologici e convenzionali, la letteratura è ancora piuttosto scarsa e gli approcci di studio molto frammentati, cosicché è difficile poterne trarre delle conclusioni generabili. Tuttavia, gli studi hanno messo in evidenza alcune tendenze che meritano attenzione. Infatti, in diversi casi è stato riscontrato che il prodotto biologico presenta una maggiore concentrazione di sostanze con capacità antiossidante, quali vitamina C, carotenoidi, composti fenolici. Queste molecole sono in grado di svolgere un’azione protettiva della salute umana contro varie patologie [cancro, malattie cardiovascolari, ecc.]. La causa di questa eventuale maggior presenza di sostanze antiossidanti risiederebbe nella risposta della pianta alle procedure e alla condizioni insite con il metodo biologico. Nell'agricoltura biologica, infatti, non si fa uso di fertilizzanti azotati e questa minore disponibilità di azoto favorirebbe la sintesi di sostanze che non lo contengono, come, ad esempio, i composti fenolici. Inoltre, poiché in agricoltura biologica non vengono usati pesticidi, antiparassitari, presidi chimici in genere, la pianta produrrebbe queste sostanze come difesa contro danni e infestazioni provenienti dall'esterno.