MTM n°9
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 3 - Numero 5 - set/ott 2004
Il medico generico
 



Vito Scalisi

Anno 3 - Numero 5
set/ott 2004

Il problema più grosso è senz’altro
il rinnovo del contratto nazionale
dei medici. Sinora sono state avanzate solo proposte vergognose sia da
un punto di vista economico che giuridico

 

Non esiste da parte delle istituzioni
politiche la capacità di presentare
un disegno chiaro che riordini
la Sanità

 



Noi medici abbandonati dai politici: "Sirchia ci ha traditi?"
A colloquio con il Dott. Beniamino Baldacci, Presidente dell'Associazione Medica Italiana
Direzione, redazione e amministrazione: Via Merulana, 272 Tel 06.4746344 E-Mail: siameg@tin.it
di Vito Scalisi

Dott. Beniamino Baldacci

Dott. Beniamino Baldacci
Medico e chirurgo, specialista in Medicina
nucleare e in patologia generale.
Medico autorizzato alla sorveglianza
della protezione dalle radiazioni ionizzanti.
Consulente tecnico del Tribunale di Roma;
Presidente dell’Associazione Medica Italiana [Ami];
Presidente della Società italiana per l’aggiornamento
dei medici di medicina generale [Siameg].

 

La struttura pubblica nazionale è andata incontro nell’ultimo decennio ad un lento e graduale smantellamento. Di fronte alla privatizzazione incondizionata sopravvivono ancora due antichi pilastri dell’antico servizio di assistenze pubbliche garantite: la scuola e il Servizio sanitario nazionale, a cui il cittadino non è disposto a rinunciare. Gli investimenti previsti e le promesse fatte però non sono state mantenute o non sono state all’altezza della situazione amplificando scontri e malumori.
I medici di tutta Italia, sostenuti dalle associazioni di categoria, sono scesi in piazza per protestare e chiedere con forza il rilancio dell’intera struttura che rischia di essere schiacciata dalla dilagante privatizzazione. È il grido di allarme che lancia anche l’Ami attraverso il suo presidente, Beniamino Baldacci: «Occorre lottare per riportare alta la nostra dignità professionale, minata da proposte contrattuali a dir poco vergognose». Ma le risposte tardano ad arrivare. L’Associazione medica italiana coinvolge più di 1000 medici di tutta Italia. All’impegno sindacale affianca un’ampia attività di tipo culturale arricchita dalla realizzazione di un proprio giornale e dal parallelo lavoro della Siameg, una riconosciuta società di aggiornamento per medici preesistente all’introduzione dell’obbligatorietà coatta all’aggiornamento. L’associazione è inoltre da sempre impegnata nella difesa della professionalità della figura del medico in tutte le varianti specialistiche.
Come giudica il lavoro dell’amministrazione pubblica degli ultimi anni?
Il problema più grosso è senz’altro il rinnovo del contratto nazionale dei medici. Sinora sono state avanzate solo proposte vergognose. Se da un punto di vista economico le prospettive sono irriguardose, da un punto di vista legale si disconosce totalmente la nostra collocazione giuridica. Oggi il nostro rapporto parasubordinato appare evanescente, la nostra continuità assistenziale è incomprensibile. Non esiste da parte delle istituzioni politiche la capacità di presentare un disegno chiaro che riordini la sanità.
La struttura sanitaria nazionale attuale rappresenta un residuo della struttura pubblica storica costruita in Italia a partire dal dopoguerra. Va anch’essa smantellata come il resto delle entità pubbliche o occorrerà intervenire diversamente?
Il Servizio sanitario nazionale non va demonizzato. Per quanto riguarda i livelli assistenziali che oggi offre all’utente è un sistema molto all’avanguardia. Questo sistema non va bandito, va piuttosto emendato e migliorato. Manca però il “coraggio” di farlo e il rinnovo del contratto nazionale è senz’altro il nodo essenziale da risolvere per permettere di avviare queste innovazioni. Nessuno ci prova dal 1979. Si cerca sempre di rinnovare un contratto ormai vecchio, portando avanti una realtà incongruente con il mondo di oggi.
L’Ami ha aderito agli scioperi nazionali della classe medica?
Certamente. Abbiamo partecipato in maniera seria e compatta, anche se talora la nostra spinta a contrapporci in modo deciso e costruttivo, ha provato imbarazzo nel lavorare insieme ad altre sigle che tendono ad utilizzare questi momenti per scopi diversi dalla reale crescita della categoria.
Qual è stata l’adesione della categoria medica italiana?
Secondo l’ultimo sondaggio fatto da un noto giornale medico a livello europeo, la nazione italiana è risultata essere quella con il più alto livello di malumore. Solo il 26% è appena soddisfatto di quello che c’è.
È chiaro che il povero collega Ministro Sirchia non è così amato dai medici italiani. Eppure la predisposizione iniziale era stata altamente favorevole e ci si attendeva tanto da lui.
Si susseguono casi di denunce per ricette facili. Qual è la reale portata del problema?
Grandi scoop giornalistici sono sorti allorché sono stati inquisiti 3mila medici, denunciati nei loro favoritismi a determinate case farmaceutiche. Una situazione sicuramente problematica. La gravità della situazione diminuisce di tanto se però ci ricordiamo che i medici in Italia sono circa 350mila. Il numero degli indagati diviene allora irrisorio se paragonato ad esempio al numero di inquisiti presenti all’interno del parlamento italiano. Il problema che in qualsiasi categoria ci possano essere persone poco oneste è una realtà valida dappertutto. Bisogna però difendere la gran massa di medici che ogni giorno opera con dedizione facendo della propria professione una missione.
Ippocrate in tutto questo che fine ha fatto?
Ippocrate è il punto di scontro reale fra quelle che sono le esigenze della parte amministrativa politica e il lavoro del medico. Chi sente il peso di Ippocrate lavora estremamente male in questo Ssn. Già il fatto di dover utilizzare la metà del proprio tempo in attività burocratiche piuttosto che nell’espletamento dell’attività di medico è qualcosa che ci mette in grave crisi con noi stessi e con la nostra coscienza.


Dubbi medici
Un mio paziente, al quale per i suoi continui disturbi avevo diagnosticato «colon irritabile», alla fine volle interpellare un «professore». Questi, che «non poteva» solo confermare la diagnosi, richiese 5 fogli di indagini diagnostiche, dalle quali venne evidenziata una calcolosi colecistica, che io non avevo ipotizzato per mancanza di sintomi specifici, mentre il «professore» fece intendere al paziente [ed il paziente a me: ha visto dottore che ho i calcoli?] che quella era la causa dei suoi disturbi. Il paziente fu colecistectomizzato, ma i disturbi non passarono.
Questo caso ci insegna che affidarsi acriticamente alle attuali e sempre più numerose indagini diagnostiche è pericoloso e talvolta fuorviante, perchè deve essere sempre il medico a decidere che ciò che si è trovato con le immagini è la causa dei disturbi del paziente. Soprattutto da quando prende sempre più piede la convinzione che la semeiotica fisica è diventata inutile! Luigi Guacci
lguacci@libero.it


Onaosi, una tassa d’altri tempi
Forse qualche medico non ricordava più neanche che tale associazione esistesse più. Ma l’Onaosi grazie alla finanziaria del 2003 [art. 52, comma 23, della legge 289/2002] si è riaffacciata piena di pretese sul fatturato in uscita dei medici italiani e stavolta sottoforma di tassa obbligatoria. Nel mese di agosto infatti sono giunte a casa dei sanitari italiani lettere e bollettini della Fondazione: 36 euro per i contribuenti aventi età inferiore ai 33 anni; 18 euro per i contribuenti aventi un’età superiore ai 67 anni [in alternativa 100 euro una tantum]; 144 euro per i contribuenti di età compresa tra i 33 ed i 67 anni. Il totale incassato dall’Onaosi si aggira così intorno a 70 milioni di euro l’anno. Storicamente l’Opera Nazionale per l’Assistenza agli Orfani dei Sanitari Italiani è un Ente senza scopo di lucro nato nel 1874 a Perugia per opera del medico di Forlì, Luigi Casati. L’Onaosi si occupa principalmente di sostenere gli orfani dei sanitari attraverso diverse strutture di cui è proprietaria. Possiede convitti a Perugia [3 sedi], Padova, Pavia, Torino e Bari. Ha appena inaugurato una residenza per anziani a Montebello [Pg]. La prima legge che obbliga i sanitari ad aderire all’Onaosi viene promulgata nel 1901 su iniziativa del deputato perugino Cesare Fani. [L. 7 luglio 1901 n. 306] «provvedimenti per il Collegio-convitto per i figli dei Sanitari italiani in Perugina» , il quale rende obbligatorio il contributo per tutti «i medici chirurghi, veterinari e farmacisti esercenti nel Regno alle dipendenze di pubbliche amministrazioni». Nel 1977 in occasione del riordino degli Enti di beneficenza, le cui funzioni dovevano essere trasferiti alle Regioni e agli Enti locali, l’Onaosi viene inserita tra gli enti inutili e rischia la soppressione. Il Decreto Legislativo nº 509 del 30 giugno 1994 trasforma Onaosi [insieme a Enpaf, Enpam, Enpav, Cassa degli Avvocati, Cassa dei Notai, Cassa degli Ingegneri, ecc.] da ente pubblico in fondazione privata. Si giunge così alla ormai nota finanziaria del 2002 che, senza alcuna consultazione dei professionisti coinvolti, viene introdotto ed approvato un emendamento per il 2003 [Legge 289/2002]. In tale legge all’art. 52 c. 23 si legge: «la lettera dell’articolo 2 della legge 7 luglio 2001, n. 306, e successive modificazioni, è sostituita dalla seguente legge: il contributo obbligatorio di tutti i sanitari iscritti agli ordini professionali italiani dei farmacisti, medici chirurghi, odontoiatri e veterinari, nella misura stabilita dal consiglio di amministrazione della fondazione, che ne fissa misura e modalità di versamento con regolamenti soggetti ad approvazione dei ministeri vigilanti ai sensi dell’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509». In questo modo viene reso obbligatoria la contribuzione per tutti i sanitari italiani. Le polemiche non hanno tardato ad arrivare. La più intransigente quella dei farmacisti. Il Fofi ha presentato presso il Tar del Lazio il 31 dicembre 2003 ricorso avverso l’obbligatorietà del versamento del contributo Onaosi per i farmacisti che non dipendono dal S.s.n. Il ricorso è stato presentato senza istanza di sospensione cautelare del provvedimento. Nel frattempo il Sen. Ulivi ha presentato in data 25 giugno 2003 un Ddl recante chiedendo l’abrogazione dell’emendamento. Ci si chiede soprattutto: come un’associazione privata sia riuscita a trasformare un contributo volontario in un tassa obbligatoria per legge a carico di alcune categorie di cittadini? Perché gli orfani di genitori che posseggono una farmacia oppure di Direttori di Clinica Universitaria devono avere degli aiuti economici previsti dalla Legge, mentre gli orfani di operai o panettieri no?


Dott. Carmine De CaroRicordo di Carmine
Carmine De Caro,
cosa dire di te, caro collega, amico, fratello, collaboratore della nostra rivista, che troppo giovane ci hai lasciato. La cosa che prima di tutto mi è venuta in mente è quanto può essere improvvisa la fine di questa vita terrena. Con te ancora sognavo un futuro migliore per tutti, ricercavamo le gioie e l’allegria che sa donare una bella amicizia. Fino a pochi giorni prima parlavamo di progetti, ambizioni e speranze. Era sereno il tuo volto, pulito il tuo sguardo.
Un giorno mentre inauguravamo il Reparto di Odontoiatria per disabili a Cetraro, ho ringraziato tutti quelli che hanno sostenuto questo progetto tranne te, a cui è bastato rivolgerti uno sguardo. Il tuo assenso e la tua gioia mi hanno sempre sostenuto e il pensiero di te mi accompagnerà sempre.
Ciao, amico mio. Eugenio Raimondo


Nobel per la medicina agli americani Axel e Buck
Il riconoscimento ai due americani per le loro ricerche sui recettori dell’olfatto e i meccanismi che regolano il sistema olfattivo
Il premio Nobel per la Medicina 2004 è stato assegnato dall’Assemblea Nobel dell’Istituto Karolinska di Stoccolma ai due scienziati americani Richard Axel e Linda B. Buck per la loro scoperta di una grande famiglia di geni, circa mille, che controllano i recettori dell’olfatto. I due ricercatori hanno poi proseguito i loro studi fino a chiarire i meccanismi che guidano il complesso sistema olfattivo, dal livello molecolare all’organizzazione di quello cellulare. Il lavoro pubblicato nel 1991 si è soffermato proprio sui geni identificati che controllano i recettori olfattivi situati sulla superficie delle cellule.